In cima alla lista dei sospettati sono finiti subito i vannacciani, che di certo non si sarebbero disperati nel vedere la loro ex maggioranza in difficoltà. Perché si sospetta anche di una protesta trasversale delle deputate

È partita la «caccia al traditore» dopo il voto che ha bocciato l’emendamento della maggioranza sulle preferenze, tanto spinto anche da Giorgia Meloni con tanto di post che sfidava opposizioni (e sua maggioranza fino a ieri per lo più scettica sul tema) a «metterci la faccia». Ma quanti sarebbero i presunti “traditori”? Sarebbero una trentina i voti che sono venuti meno al centrodestra per portare a casa l’emendamento targato FdI. La stima circola negli ambienti parlamentari della maggioranza, spiega l’Ansa. Calcolo che trova conferma mettendo a confronto il risultato che ha affossato il governo, 187 sì contro 188 no, con quello registrato sulle votazioni immediatamente precedenti relative alla legge elettorale.

Il paragone con i voti precedenti in Aula

Per capire la portata del buco, basta guardare ai numeri di poco prima. Le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, primo voto della giornata in Aula, erano state respinte con 214 no della maggioranza. Identico punteggio, sempre 214 no, era arrivato anche sul primo voto segreto riguardante un emendamento soppressivo firmato dal Pd. Numeri che rendono ancora più evidente la débâcle successiva.