Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami (a destra), con il collega Giovanni Donzelli durante l'esame alla Camera della riforma della legge elettoraleRoma – Aveva fiutato l’aria, la premier. Non si era fidata fino in fondo, evidentemente, della conclusione delle riunioni dei gruppi parlamentari degli alleati – Forza Italia e Lega – che avevano provato a spazzare via i dubbi, i sospetti, annunciando il voto favorevole all’emendamento alla legge elettorale che reintroduceva le preferenze. Emendamento voluto dalla premier, da Fratelli d’Italia.
Non si era fidata dell’accordo, della disponibilità a votare sì, non si era fidata del vecchio, confortante, refrain, ribadito dagli azzurri – Salvini, con maggiore prudenza, aveva consegnato a una nota del partito il sì del Carroccio -, che al dunque il centrodestra si ricompatta sempre. E così, con un post sui social, aveva sfidato le opposizioni a rinunciare alla richiesta del voto segreto e a metterci la faccia. Aveva voluto alzare il tiro e scommettere, ma ha perso. Era, col senno di poi, anche un grande messaggio ai suoi in un pomeriggio strano dell’aula della Camera, una di quelle sedute in cui più di tutto parlano le presenze e le assenze. A prendere posto al suo scranno, ad esempio, era comparsa, dopo una lunga assenza, la deputata azzurra Marta Fascina, ultima compagna di Silvio Berlusconi. Un caso? La rappresentazione plastica delle perplessità della famiglia Berlusconi sulla nuova legge elettorale? Chissà.










