Pubblicato il: 16/07/2026 – 7:54

ROMA Il voto alla Camera sulla legge elettorale ha riacceso i riflettori su uno dei fenomeni più imprevedibili della politica parlamentare italiana: quello dei franchi tiratori. Nascosti dietro la tutela dello scrutinio segreto, sono in grado di modificare gli equilibri politici, mettere in difficoltà governi e maggioranze e far naufragare candidature o provvedimenti dati per acquisiti. Non è certo la prima volta che il Parlamento italiano si confronta con questo fenomeno: la storia della Repubblica è costellata di episodi in cui il voto segreto ha consentito a deputati e senatori di colpire dall’interno il proprio stesso schieramento, lasciando spesso dietro di sé soltanto ipotesi e sospetti.

L’origine del termine

Da Arnaldo Forlani a Romano Prodi, passando per Bettino Craxi, sono numerose le vittime illustri di quella categoria parlamentare che da decenni fa tremare i polsi ai governi e ai leader politici. I franchi tiratori, nascosti nell’ombra dello scrutinio segreto, votano contro il proprio schieramento senza lasciare tracce della propria identità. L’espressione affonda le sue radici nella Francia della fine del Settecento. Il termine, originariamente legato al linguaggio militare, deriva dal francese franc tireur, ossia “libero tiratore”, ed è stata utilizzata per la prima volta durante la Rivoluzione francese, per poi diventare più comune durante la guerra franco-prussiana del 1870. Solo intorno agli anni Cinquanta del Novecento questa definizione comincerà a entrare stabilmente nel lessico politico italiano, fino a diventarne una componente ormai consolidata.