Accolta la tesi difensiva che, dopo alcune perizie, aveva sostenuto che la donna fosse affetta da un grave disturbo da stress post-traumatico, un crollo psicologico riconducibile al peso dell’attività assistenziale svolta per la madre.

Giuseppina Martin non era in grado di comprendere pienamente il significato delle proprie azioni quando uccise l’anziana madre malata nella notte tra l'8 e il 9 marzo dello scorso anno. Per questo la Corte d’Assise del tribunale di Arezzo ha assolto la 67enne toscana che doveva rispondere della grave accusa di omicidio aggravato dal vincolo di parentela. Accolta dunque la tesi difensiva che, dopo alcune perizie, aveva sostenuto che la donna fosse affetta da un grave disturbo da stress post-traumatico, un crollo psicologico riconducibile al peso dell'attività assistenziale svolta per la madre.

Una incapacità confermata anche dalle perizie emerse in incidente probatorio e che hanno spinto lo stesso pubblico ministero a chiedere una condanna a soli 12 anni, sulla base di un vizio parziale di mente. I giudici invece hanno assolto con formula piena la 67enne ex dipendente comunale di San Giovanni Valdarno perché ritenuta completamente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti. “Non c’è mai stata una consapevole volontà omicidiaria. Il nostro consulente ha parlato di una vera e propria dissociazione dalla realtà, un disturbo da stress post-traumatico che si è sviluppato nella mia assistita al momento del fatto. E anche tutti i testimoni, sia in fase investigativa che dibattimentale, hanno parlato di una tremenda disgrazia" ha commentato a caldo il legale.