Gli eventi meteorologici estremi in costante aumento mettono a rischio la vita di ben 4,5 miliardi di persone a livello globale (di cui 1,5 in situazioni di alta vulnerabilità) e di 250 milioni di persone in Europa (di cui 35 ad alto rischio) con l’Italia tra i paesi più colpiti. In occasione della Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, che si celebra il 15 luglio, fanno riflettere i nuovi dati svelati da un recente report di World Bank Group. In cima alla classifica dei 10 pericoli climatici sempre più frequenti in Europa, stilata dall’European Environment Agency, ci sono ondate di calore, alluvioni, siccità, seguite da piogge torrenziali, incendi, scarsità idrica, frane, tempeste, cicloni e valanghe. In Europa, secondo uno studio del Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea, pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health, entro il 2100, circa 351 milioni di persone – quasi due terzi della popolazione europea – potrebbero essere esposte ogni anno a eventi meteorologici estremi. A contrassegnare questa fase, secondo una fotografia scattata dal recente rapporto dell’Eea, è l’aumento strutturale di eventi climatici estremi come le ondate di calore (che registrano aumenti significativi in 29 paesi) e le alluvioni (in aumento in 28 paesi), seguite dal moltiplicarsi dei casi di siccità, in aumento in 27 paesi. Lo studio evidenzia come l’aumento della frequenza e dell’intensità di queste calamità stia mettendo a dura prova la capacità delle istituzioni di prevenire e gestire in modo tempestivo le crisi, colpendo non solo gli ecosistemi, ma anche l’industria del turismo e la sicurezza stessa di cittadini e viaggiatori.