Il cambiamento climatico presenta il conto: 738 miliardi di euro di danni e 240 mila vite perse dal 1980 al 2023 in Europa (Ue-27). Sono i numeri impietosi del secondo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) sullo stato di salute del vecchio continente. Solo tra il 2021 e il 2023, scrive l’Aea, la fattura è stata di 162 miliardi, con perdite assicurate solo in minima parte: in molti Paesi oltre metà dei danni resta scoperta. Il messaggio è inequivocabile: la crisi ambientale non è un rischio lontano, ma una realtà che mina la sicurezza, la prosperità economica e la qualità della vita dei cittadini europei. “Lo stato complessivo dell’ambiente europeo non è buono”, denunciano gli esperti. E le prospettive sono preoccupanti: “L’Europa è il continente che si riscalda più rapidamente, con conseguenze già oggi devastanti su salute, agricoltura, energia e infrastrutture”.

Solo nel 2022 le ondate di calore hanno causato circa 70 mila morti. Ogni anno l’inquinamento atmosferico provoca 239 mila decessi prematuri, il rumore altri 66 mila. Nonostante decenni di politiche per la qualità dell’aria e dell’acqua, almeno il 10% delle morti premature in Europa è ancora collegato a fattori ambientali. Accanto a questo bilancio umano e sociale, emerge la dimensione economica. In Slovenia le alluvioni del 2023 hanno cancellato il 16% del Pil in poche settimane; in Spagna, a Valencia, le inondazioni del 2024 hanno fatto oltre 250 vittime. Eventi che diventano più frequenti e più costosi: le perdite medie annue da catastrofi climatiche nel periodo 2020-23 sono state due volte e mezzo superiori rispetto al decennio precedente.