L'autorevole rivista svedese Vi Bilägare, da sempre attenta alla sicurezza, è passata alla storia per aver inventato il test dell'alce che evidenziava problemi di stabilità per alcuni modelli di grande diffusione. E da cui è derivato l'impegno dei costruttori a sviluppare e diffondere il sistema antisbandamento Esp, che dalla sua nascita (1995) e soprattutto dalla obbligatorietà (2014) si stima abbia evitato 0,5 milioni di incidenti con lesioni personali. Ora Vi Bilägare richiama l'attenzione su un altro diffuso problema, che già da tempo era stato indicato come potenziale causa di incidenti. Con un serie di test e di verifiche sul campo, i redattori e gli esperti della rivista svedese hanno avuto la conferma che i touchscreen integrati - ormai diffusi in tutte le auto di recente costruzione - aumentano drasticamente la distrazione del conducente. Navigare nei menù dei touchscreen, e soprattutto azionando i comandi o le regolazioni digitali che vi sono ospitate (un classico: il climatizzatore) generano infatti 'momenti' di abbandono dell'attenzione nei confronti della strada che possono tradursi in oltre 1,5 km percorsi 'alla cieca'. L'aspetto più preoccupante dello studio di Vi Bilägare è che questa problematica, nota da tempo e che era stata oggetto di una prima analisi nel 2022, è diventata più grave - e quindi pericolosa - col passare degli anni e con l'impiego di touchscreen sempre più complessi- Nei loro test i ricercatori coinvolti dalla rivista svedese hanno dimostrato che svolgere compiti quotidiani (come regolare il climatizzatore o cambiare stazione radio) tramite schermi digitali richiede molto più tempo, costringendo chi guida a distogliere lo sguardo dalla strada per centinaia di metri in più. I dati emersi dalle sessioni di test della rivista evidenziano trend preoccupanti e differenze nette tra i sistemi antropomorfi con un peggioramento rispetto all'indagine del 2022. Nonostante l'evoluzione tecnologica, sottolinea Vi Bilägare , le interfacce digitali sono diventate meno intuitive. E ciò allunga i tempi di azionamento e quindi gli spazi percorsi alla cieca. Nel test in pista del 2026, i conducenti monitorati dagli esperti hanno percorso in media (viaggiando a 110 km/h) 813 metri per completare le operazioni richieste, rispetto ai 756 metri registrati nel 2022. Sulle vetture più recenti sono infatti necessari circa due secondi in più per gestire i sottomenu di sistema, traducendosi in decine di metri percorsi ad alta velocità senza guardare la strada. Per avere un punto di riferimento assoluto, la rivista ha confrontato i modelli moderni con una Volvo V70 del 2005 dotata esclusivamente di comandi analogici. A bordo della quale i guidatori hanno completato tutti i compiti in soli 10 secondi, coprendo una distanza di appena 300 metri a 110 km/h. Sulle peggiori auto moderne valutate tra quelle con grandi schermi 'full-touch' il tempo necessario è salito fino a 45 secondi, equivalenti a oltre 1,4 chilometri di guida disattenta. Secondo l'analisi di Vi Bilägare, i problemi principali non risiedono però nella dimensione dello schermo ma nella progettazione dell'interfaccia. È il caso dei cosiddetti menu stratificati: in cui funzioni basilari come il riscaldamento dei sedili e addirittura la regolazione delle bocchette sono spesso nascoste all'interno di sotto-menu complessi. Altro aspetto critico - è stato confermato dai feedback dei guidatore - è l'assenza in quasi tutti i casi di feedback tattile: La superficie liscia del vetro impedisce l'uso della cosiddetta memoria muscolare, costringendo l'automobilista a verificare visivamente ogni singolo tocco. Infine il problema della mancanza di una corretta retroilluminazione. Vi Bilägare ha registrato che in alcuni casi i comandi a sfioramento - come le barre touch sotto lo schermo - non sono illuminati di notte, aspetto che ne rende impossibile il corretto azionamento al buio.
Funzioni concentrate nei touchscreen possono far viaggiare alla cieca per 1,5 km - Sicurezza - Ansa.it
L'autorevole rivista svedese Vi Bilägare, da sempre attenta alla sicurezza, è passata alla storia per aver inventato il test dell'alce che evidenziava problemi di stabilità per alcuni modelli di grande diffusione. (ANSA)








