La Corte dei diritti dell'uomo ha sanzionato il nostro Paese per la gestione di un caso di violenza domestica. Dura sentenza da Strasburgo per il linguaggio utilizzato in tribunale
Una donna minacciata con una lama contro la pelle del collo è una scena drammatica per chiunque dovesse esserne testimone, ma per chi doveva indagare sul fatto, è stata semplicemente una banale goliardia: «un brutto scherzo» per l’esattezza. Una frase questa, scritta in un fascicolo giudiziario, che fotografa la distanza siderale che spesso separa chi subisce abusi e le aule di tribunale. Una distanza che la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo, ha pesantemente censurato, condannando l’Italia per aver affrontato una delicata vicenda di violenza domestica con un approccio intriso di pregiudizi.
La violenza domestica non è un “brutto scherzo”
La storia comincia nella primavera del 2021 quando una madre decide di spezzare il silenzio e denuncia il compagno. Nel suo racconto c’è di tutto: aggressioni fisiche, violenze psicologiche, abusi sessuali e quella che i tecnici chiamano violenza economica, ossia il controllo totale del denaro per impedire alla vittima qualsiasi via di fuga o autonomia. Per sottrarre lei e i suoi due bambini piccoli a un pericolo immediato, lo Stato fa scattare i protocolli di sicurezza.








