Il caldo non crea la malattia cardiovascolare, ma ne accelera la manifestazione clinica, anticipando eventi che probabilmente si sarebbero verificati più avanti nel tempo. È questo il motivo per cui le ondate di calore devono essere considerate un fattore di rischio cardiovascolare modificabile, al pari di ipertensione arteriosa, diabete, fumo, ... e devono essere affrontate con la stessa attenzione preventiva.Mai sospendere le curePerciò, meritano particolare attenzione i pazienti con scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, ipertensione o valvulopatie, così come chi assume diuretici o altri farmaci cardiovascolari.Ma attenzione, un punto va ribadito con chiarezza: le terapie non vanno mai sospese o modificate autonomamente. Eventuali adattamenti spettano solo al medico, sulla base del quadro clinico individuale e della propria variabilità fisiopatologica.Il caldo, però, non deve giustificare la rinuncia a uno stile di vita attivo: l’esercizio fisico resta un pilastro della prevenzione. Va semplicemente praticato con giudizio: nelle ore più fresche della giornata, con adeguata idratazione, evitando gli sforzi intensi a metà giornata (nelle ore più calde) e imparando a riconoscere segnali d’allarme come dolore toracico, affanno, palpitazioni, vertigini o perdita di coscienza.Cambiamento climatico tema di saluteLa prevenzione, oggi, si allarga. Non riguarda più solocolesterolo, pressione arteriosa e diabete mellito, ma anche la capacità di adattarsi a un clima che cambia. Le “isole di calore” urbane sono un fattore di rischio aggiuntivo, e impongono pianificazione urbana, sistemi di allerta per i soggetti fragili e percorsi di cura integrati tra ospedale e territorio.