La giovane ha raccontato di aver subito la violenza dietro il bancone. Ma lui negaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciÈ stato ritenuto responsabile di aver costretto una lavoratrice allora alle due dipendenze a subire gesti di natura sessuale, dentro il panificio di cui lui è titolare, in piazza San Prospero. Giuliano Melli, 63 anni, imprenditore noto in città, giudicato con il rito abbreviato, ieri è stato condannato al termine del processo di primo grado per il reato di violenza sessuale con l’aggravante di averla commessa ai danni di una dipendente. Il giudice dell’udienza preliminare Matteo Gambarati (nella foto) ha deciso 10 mesi e 20 giorni, riconoscendogli le generiche e l’attenuante del fatto lieve, con pena sospesa subordinata alla frequentazione di un percorso di recupero entro 6 mesi dal passaggio della sentenza in giudicato e ha inoltre ordinato il pagamento di una provvisionale alla donna. L’imprenditore, molto noto in città, ieri si è sottoposto all’esame, rispondendo alle domande delle parti: Melli, difeso dall’avvocato Alessandro Nizzoli, ha negato in toto l’accusa, respingendo di averle toccato il seno. La giovane è costituita parte civile tramite l’avvocato Alessandro Occhinegro, ieri rappresentata in udienza anche dall’avvocato Federica Furnò. L’episodio contestato, per il quale lei ha sporto denuncia ai carabinieri, risale al 4 aprile 2024 ed era stato anticipato dal Carlino. Secondo quanto gli si imputa, l’uomo l’avrebbe costretta a subire un palpeggiatamento al seno. La giovane ha poi lasciato l’impiego. Il fascicolo è stato seguito dal pm Maria Rita Pantani, ieri sostituita dal pm Denise Panoutsopoulos che ha chiesto una condanna di 1 anno e 4 mesi. La giovane aveva sporto denuncia accompagnata da colleghi: la procura, raccolti gli elementi in fase di indagini preliminari – sentendo anche queste persone – decise di chiedere il rinvio a giudizio per il titolare. La difesa stessa fornì alla procura le immagini video interne al locale, nell’estate 2024. La giovane indicò in seconda battuta un’ulteriore lista di persone a conoscenza dei fatti, non sentite dagli inquirenti: il gup ne aveva disposto l’ascolto.