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La catena di supermercati PAM dovrà reintegrare nel suo posto lavoro Fabio Giomi, 62enne dipendente di un punto vendita di Siena, che lo scorso novembre è stato licenziato per non aver superato il cosiddetto “test del carrello”: una simulazione di un tentativo di furto fatta per mettere alla prova l’attenzione del lavoratore e diventata piuttosto nota e discussa negli ultimi mesi proprio per via del caso di Giomi.

Lo ha deciso il giudice del lavoro del tribunale civile di Siena, che ha anche condannato PAM al pagamento del danno subìto e delle spese processuali. La vicenda di Giomi era stata molto seguita da giornali e televisioni, con tante persone, soprattutto colleghi e sindacalisti, che avevano sostenuto l’illegittimità del suo licenziamento.

Quello che è stato chiamato “test del carrello”, o anche “del finto cliente”, consiste nella visita di un ispettore dell’azienda che, fingendosi un acquirente, entra nel supermercato e simula un tentativo di furto nascondendo alcuni prodotti nel carrello, per vedere se il dipendente se ne accorge. È una trovata che può sembrare abbastanza strana e non è chiaro se e quanto sia comune tra le catene di supermercati: sicuramente la fa PAM.