di
Vittoria Melchioni
L'ex calciatore e oggi dirigente del Bologna festeggia 50 anni: «Andare a Valencia mi costò la convocazione ai Mondiali del 2006. La famiglia è la cosa più importante e non poterle dedicare più tempo è un sacrificio, Roma mi manca ma Bologna è la nostra casa. Non ho mai pensato di fare l'allenatore»
Il profumo dei pini marittimi che ombreggiano Roma, passando per quello che impregna l’aria nelle giornate uggiose delle città del Nord, per quello salmastro del mare e soprattutto quello dell’erba di un campo da calcio. Marco Di Vaio festeggia i suoi cinquant’anni vissuti sempre con il pallone davanti agli occhi ed evocando le sensazioni che gli ha lasciato ogni luogo in cui ha vissuto e un solo pensiero costante: fare gol.
Prima sul terrazzo di casa, poi all’Olimpico, poi nei grandi stadi d’Italia e d’Europa, fino a sedersi dietro alla scrivania da direttore sportivo del Bologna. Con la stessa serietà che lo ha sempre contraddistinto, ripercorre la sua carriera, i momenti difficili, gli incontri decisivi, Bologna diventata casa e la famiglia che oggi rappresenta il suo centro di gravità.









