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Alessandro Fulloni

I verbali inediti nelle 830 pagine della relazione sull’autopsia. I menu del 23 e 24 dicembre ricostruiti dalla sorella superstite. Le «responsabilità» dei medici

«Gianni? I medici gli avevano appena detto che sua figlia era morta e lui era disperato, piangeva, lì in Rianimazione. Al che l’ho portato fuori per farlo respirare. Tra mille dubbi, si chiedeva se avesse fatto tutto il possibile per aiutare la sua Sara. L’ho tranquillizzato e poi siamo rientrati».

Notte del 27 dicembre scorso, ospedale Cardarelli di Campobasso. Chi descrive quegli istanti è Giampiero Mastrogiorgio, infermiere, caro amico di Gianni Di Vita, il marito di Antonella, 50 anni, e papà di Sara, 15, morte per «un’intossicazione acuta» da ricina, letale proteina. Frasi riportate nella relazione, scrupolosissima, sull’autopsia firmata dal medico legale Benedetta Pia De Luca incaricata dell’esame da Elvira Antonelli, la procuratrice di Larino che coordina l’inchiesta per duplice omicidio premeditato. Il veleno è stato ingerito per via orale — difficile dire se «alimento o bevanda» — e l’assunzione sarebbe avvenuta, visto che i primi sintomi si manifestarono al mattino di Natale, nei pasti «tra il 23 e il 24 dicembre».