Il cenone di Natale in famiglia, i piatti migliori in tavola, poi i dolori, le coliche sempre più forti, la febbre, i dolori, il vomito. Le due corse in pronto soccorso, al Cardarelli di Campobasso, le dimissioni con una diagnosi di intossicazione alimentare. Poco dopo la morte di madre e figlia, Antonella Di Ielsi, 50 anni, e Sara Di Vita, 15 anni, l’una a poche ore dall’altra, la sera tra sabato e domenica per «insufficienza multiorgano». Mentre il padre, Gianni Di Vita, 55 anni, commercialista ed ex sindaco del piccolo comune di 1. 200 abitanti è in ricoverato in Rianimazione allo Spallanzani di Roma le sue condizioni «sono stabili» fa sapere il nosocomio, l’altra figlia, ventenne, che non aveva mangiato frutti di mare e funghi è in osservazione.
Dopo la tragedia che ha colpito la famiglia di Pietracatella in provincia di Campobasso, cinque medici sono indagati: tre del Pronto soccorso del Cardarelli e due della Guardia medica. I reati ipotizzati sono omicidio colposo, lesioni personali colpose e responsabilità colposa in ambito sanitario. Tra loro due medici venezuelani. L’indagine si concentra in particolare sulla ricostruzione dell’intera catena degli interventi medici, con specifico riferimento ai precedenti accessi della 15enne al Pronto soccorso: la giovane, infatti, si sarebbe recata in ospedale due volte prima del decesso. Gli investigatori stanno esaminando anche le richieste di assistenza avanzate dalla madre nelle ore precedenti alla morte. Un quadro clinico complicato, per questo la Procura guidata da Nicola D’Angelo ha disposto accertamenti multidisciplinari, esami autoptici e consulenze specialistiche, precisando che l’iscrizione nel registro degli indagati dei medici rappresenti «un atto dovuto, necessario per garantire il diritto di difesa e la partecipazione dei soggetti coinvolti agli accertamenti tecnici non ripetibili che saranno disposti a breve».











