di

Fabrizio Roncone

Niente di personale nei confronti di uno stupendo campione del mondo e sublime regista, ma non ha il rango per ambire alla carica di commissario tecnico

Poi ci diranno che è stato solo uno scherzo, una battuta, che era tanto per confondere le acque. E che ci siamo cascati. Infatti, che scemi: ci siamo cascati. Andrea Pirlo, il nuovo cittì. Ma certo: non poteva essere. Avremmo dovuto capirlo. E, invece, leggendo i titoli dei giornali e qualche retroscena, qui bisogna confessare che, tra stupore e preoccupazione, ci siamo davvero chiesti: Pirlo, scusate, in che senso? Sul serio c’è qualcuno che sta pensando a lui per la panchina azzurra? Di chi è amico? Perché questa scelta avrebbe solo ed esclusivamente tutti i caratteri dell’amichettismo più peloso, inutile, fatale.

Intendiamoci: niente di personale nei confronti di Pirlo, stupendo campione del mondo e sublime interprete di un ruolo delicato come quello del regista. Però anche dimostrazione vivente di quanto sia difficile replicare in panchina i successi ottenuti sul campo. Wikipedia è definitiva: diciamo che Pirlo non ha il rango per ambire alla carica di commissario tecnico. Non in questa complessa e storica fase di ricostruzione del calcio italiano. E, soprattutto, non dopo gli incoraggianti segnali che abbiamo avuto nelle ultime settimane.