di Daniele Dell'Orcomercoledì 15 luglio 20263' di letturaChiuso, non senza una certa fatica bizantina il capitolo riguardante il nuovo direttore tecnico della Nazionale, con l’insediamento di Paolo Maldini e di Leonardo nel ruolo di advisor (un termine, quest’ultimo, che evoca l’algida precisione dei consulenti finanziari ma che nel calcio serve soprattutto a nobilitare una squisita e fraterna complicità), ora servirà operare la più delicata scelta da parte del neo-presidente federale Giovanni Malagò. È lui, l’uomo delle sintesi olimpiche, a dover sciogliere infatti il nodo gordiano del prossimo commissario tecnico dell’Italia.«Si va verso la definizione di una shortist», ha svelato ieri. Malagò inoltre ha pronunciato una parolina che nel vocabolario della politica sportiva possiede la stessa scivolosa consistenza del mercurio: “condivisione”. Lo ha fatto a margine di un’evento benefico a L’Aquila, tra politici che correvano dietro a un pallone simulando un’improbabile giovinezza e cantanti che intonavano hit a ritmo di doppi passi. Lì, peraltro, tra un contrasto morbido e un sorriso di circostanza, si aggirava anche Roberto Mancini, l’ex ct che oggi brama il perdono federale dopo la nota “fuga in Arabia”. Mancini in lizza per il posto ci sarebbe. È la certezza rassicurante, colui che ha già conosciuto l’estasi e l’abisso azzurro, e che soprattutto costerebbe alle casse federali una cifra assai più ragionevole rispetto ad Antonio Conte, la cui ombra severa e intensamente esigente continua a stagliarsi sullo sfondo, sebbene i suoi parametri economici appartengano a un’altra categoria dello spirito (e del portafoglio).PURISTI