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Palermo ha ritrovato per una notte il suo rito più antico. Quello in cui prova a raccontare se stessa, e a ritrovarsi, attraverso la memoria: in quel difficile equilibrio fra cuore di tenebra e pacificazione, dolore e speranza, morte e rinascita, luce e il lutto. Per non dimenticare mai «il luttuoso lusso» di essere palermitani. Il 402° Festino di Santa Rosalia ha attraversato il Cassaro trasformando il centro storico in un grande palcoscenico a cielo aperto, tra videomapping, teatro, danza, musica, effetti luminosi e il tradizionale carro trionfale (un giardino in cammino, pieno di essenze mediterranee), fino ai fuochi d'artificio sul mare del Foro Italico. Un fiume accaldato di persone ha accompagnato il lungo corteo (si stima la presenza di circa 400 mila persone: moltissimi i turisti presenti), seguendo una narrazione che ha intrecciato storia, fede e attualità. «Del resto – ha commentato il sindaco Roberto Lagalla - questo è un momento fortemente identitario. D Santa Rosalia continua a essere simbolo di speranza e di rinascita per Palermo».

Alla Cattedrale il messaggio dell'arcivescovo Corrado Lorefice. Ha scelto di dare voce ai giovani dell'Accademia di Belle Arti di Palermo, che hanno reinterpretato la figura della Santuzza mettendola a confronto con le «nuove pesti» della società contemporanea. Tra i passaggi più significativi, quello che descrive Santa Rosalia animata da una «rabbia sacra contro le nuove pesti che soffocano Palermo: la mafia, la violenza e la cultura delle armi», un richiamo alle ferite ancora aperte della città e alla necessità di costruire un futuro diverso. Ai Quattro Canti folla, applausi e le bandiere del Palermo.Un servizio completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale