Non tutti i giorni sono uguali per visitare e scoprire una città. E che città, poi. Chi ha la fortuna di approdare a Palermo fra il 14 e il 15 luglio potrà certamente vivere un viaggio nel viaggio. Perché c’è sì la città del grande caos siciliano, dove sembra di entrare in un perenne altrove di infinite meraviglie, di fatti (e anche misfatti) di una terra che può vantare un caleidoscopio culturale e artistico probabilmente unico al mondo, visto che da qui sono praticamente passati tutti: fenici, greci, romani, arabi, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli, savoiardi, austriaci, borbonici, e poi genovesi, amalfitani e pisani, lasciando tutti qualcosa. Dalla Cattedrale alla Cappella Palatina, dai Quattro Canti alla Zisa, dal Politeama alle catacombe dei cappuccini, dall’Orto Botanico alla chiesa della Martorana. Spostandosi da un mandamento all’altro ci sono universi e tesori da scoprire, fra palazzi, piazze e mercati. E poi arriva un giorno, quel giorno, in cui la città diventa un enorme spettacolo a cielo aperto di fede e di folklore, di culture ed emozioni. Un giorno in cui tutti i palermitani si uniscono all’unisono, come un unico corpo ai piedi di Lei, la Santuzza, Rosalia, la vergine normanna a cui la città si affida da secoli, e che onora con gli omaggi che solo una grande città del Sud può offrire, per il miracolo della liberazione dalla peste del 1625. Nella notte fra il 14 e il 15 luglio a Palermo va in scena il “Festino” di Santa Rosalia, giunto quest’anno all’edizione numero 402. Un Festino – per usare le parole del monito lanciato proprio stamattina dall’Arcivescovo, Corrado Lorefice, «che chiede un impegno concreto per la nostra amata e martoriata città, un gioioso e proficuo ripensamento, che significa ripensare alla nostra storia, al nostro destino comune. Abbiamo una grande sfida culturale che riguarda tutti». Una Palermo «dove non prevalga la globalizzazione dell'indifferenza e dell'impotenza, che si opponga allo stupido e dannoso potere mafioso. Vogliamo essere abitanti di una città che vuole essere casa moderna e giardino fecondo di relazioni, cura e pace». Palermo ci prova. Ci proverà, guardando alla straordinaria testimonianza di fede di santa Rosalia e alla sua lunga storia di bellezza e innovazione. Quando il sole comincerà a scendere dietro il Monte Pellegrino e il Cassaro si riempirà lentamente di persone. Le bancarelle dello sfincione e delle panelle profumeranno le piazze, le luminarie si accenderanno una dopo l'altra, famiglie intere prenderanno posto lungo il percorso del corteo, i balconi si affolleranno e il brusio della città si trasformerà nell'attesa di un rito che si ripete da quattro secoli. Una festa religiosa e molto di più. Appunto. Il momento in cui Palermo si riconosce, si racconta, si interroga e si offre ai visitatori nella sua forma più spettacolare e nello stesso tempo più autentica.La Cattedrale di Palermo e la statua di Santa Rosalia, patrona della città / IcpNegli ultimi anni il Festino di Santa Rosalia è diventato il simbolo della nuova attrattività turistica, un vero brand culturale del capoluogo siciliano, capace di richiamare per le strade oltre 350mila persone. Lo rivendica il sindaco Roberto Lagalla, ricordando come la manifestazione sia ormai «un ecosistema dove cultura, storia, arte e tradizione diventano insieme acceleratore economico e generatore di valore». Lo confermano i numeri: nei primi tre mesi del 2026 Palermo ha registrato un incremento del 21,2% negli arrivi e del 28,7% nelle presenze, con una crescita significativa del turismo internazionale, in particolare da Polonia, Germania e Spagna. E proprio la settimana del Festino, secondo le previsioni del Comune, dovrebbe registrare un ulteriore aumento dei visitatori. «Il 402° Festino sarà una grande narrazione collettiva di Palermo. Tra arte, danza, musica e teatro, la città tornerà a raccontare la Santuzza, trasformando devozione in cultura e memoria in partecipazione – interviene l’assessore alla Cultura, Antonio Rini -. Un calendario di iniziative che accompagnerà Palermo fino a settembre (il 4 è il giorno in cui si ricorda la morte di Santa Rosalia e in cui si celebra l'onomastico, ndr), attraversando centro storico e quartieri: un percorso diffuso, capace di coinvolgere comunità e generazioni diverse. Ci aspettiamo una partecipazione ampia, perché il Festino resta uno dei segni più forti dell’identità di Palermo: una festa che rinnova ogni anno il legame tra la Santuzza e il suo popolo».Il rendering del carro di Santa Rosalia disegnato per il 402° Festino di Palermo da Mario Cucinella Architects. Qui ai Quattro Canti di Palermo cuore del corteo e della città / Mca, visual by EmmeworksIl tema scelto per questa edizione – "Dal dramma nasce il rito, dal rito la comunità" – racconta una Palermo che continua a trasformare le proprie ferite in occasione di rinascita. Un racconto che guarda alla peste del Seicento ma parla anche del presente, anticipando i temi dell'Anno Europeo dei Normanni 2027 e rileggendo la storia della città come luogo di incontro tra culture diverse. Il cuore di questo racconto si esprime nel nuovo carro di Santa Rosalia firmato da Mario Cucinella Architects. Non una macchina scenica tradizionale, ma un'architettura vivente alta oltre dieci metri, costruita come una montagna verde in cui le architetture normanne dialogano con i giardini arabo e con la memoria del “paradiso terrestre”, richiamando la Palermo descritta nei secoli dai viaggiatori come città dell'acqua, degli agrumeti e dell'ombra. Il bio-carro di Cucinella è un paesaggio scenografico ascensionale: un bosco rigoglioso ai piedi di Santa Rosalia in cui la componente vegetale, composta da 150 essenze mediterranee e ornamentali, diventa parte integrante della narrazione di una Palermo fertile, preziosa e accogliente. Santa Rosalia emerge da un giardino mediterraneo in cui ogni pianta, fiore o arbusto, è scelto con cura, attenti alla sua simbologia, costruita con il SiMuA e l’Orto Botanico di Palermo, come manifesto vivente di sostenibilità. «Il Carro di Santa Rosalia racconta Palermo attraverso le sue piante», spiega Mario Cucinella. «Monte Pellegrino, la macchia mediterranea, la Conca d'Oro, il Parco della Favorita, i balconi fioriti, i giardini storici e i simboli della tradizione cristiana si fondono in un unico paesaggio vegetale». Per l'architetto, il progetto è molto più di una scenografia: «È un dispositivo di dialogo che invita a uscire dalla dimensione individuale a favore di una riflessione collettiva. Come è stato per la peste ai tempi della Santa, oggi la sfida che dobbiamo affrontare è l'emergenza climatica e ambientale». Anche le decorazioni raccontano la stessa idea di Palermo. I pannelli lignei riprendono motivi geometrici della tradizione arabo-normanna, facendo dialogare il nodo normanno con la stella islamica in un intreccio che ricorda come la bellezza della città sia nata dalla contaminazione di popoli e culture. «La notte del Festino si celebra la vita, la fede, la liberazione e l'appartenenza», osserva ancora Cucinella. «Palermo ha una storia antica di tolleranza e di cultura, da cui tanto si può ancora apprendere».Il legame straordinario e viscerale fra Palermo e la Santuzza / Ansa - Ufficio stampa Comune di PalermoIn cima a questo giardino sospeso emerge la nuova statua di Santa Rosalia, la Rosa dell’Eden, accarezzata dal vento del Cassaro che sale dal mare: Filippo Sapienza ha disegnato una figura immateriale, fatta d’aria mista a pietà, che incarna un paradosso potente: vincere non attraverso la forza, ma con il suo opposto. La pace di Rosalia è disarmata e, proprio per questo, disarmante, capace di sciogliere resistenze che nessuna potenza esterna riuscirebbe a piegare. Santa Rosalia tiene tra le mani una croce, realizzata con il legno recuperato dalle barche dei migranti, e un ramo d’ulivo, simbolo di pace, di radicamento alla terra e di pazienza millenaria, di pace. La vita di Rosalia diventa così una risposta silenziosa, ma eloquente, alla logica della sopraffazione, alla peste di ogni tempo metafora di ogni male collettivo: l’odio, la paura, la violenza, l’indifferenza. La statua è circondata da trecento farfalle luminose che di notte sembrano sollevarsi verso il cielo. Simbolo di metamorfosi e rinascita, le farfalle accompagnano la salita dello sguardo dalla terra alla luce. Oltre 350mila presenze per il Festino del 2024 / Ansa - Ufficio stampa Comune di PalermoIl carro attraverserà come da tradizione l'antico Cassaro, scandendo le cinque grandi tappe del Festino. Si parte da Palazzo dei Normanni con un videomapping monumentale dedicato all'incontro tra le culture del Mediterraneo; sul sagrato della Cattedrale il racconto della peste, della fede e della rinascita prenderà forma attraverso musica, danza, recitazione e grandi effetti scenici. Ai Quattro Canti il dialogo tra passato e presente esploderà tra videoproiezioni e performance degli attori Dario Aita, Giusy Buscemi ed Ester Pantano, mentre il sindaco salirà sul carro per il tradizionale grido "Viva Palermo e Santa Rosalia". A Porta Felice il passaggio sarà accompagnato da uno spettacolo di droni che disegneranno nel cielo simboli e parole dedicate alla città, prima del gran finale sul Foro Italico con i fuochi d'artificio sul mare. Attorno alla notte del 14 luglio, Palermo costruisce un'intera settimana di appuntamenti che trasformano il Festino in un grande festival diffuso. Tornano l'Opera dei Pupi nei quartieri storici, le rappresentazioni dedicate alla Santuzza dai balconi del monastero di Santa Caterina, i cunti di Paride Benassai accompagnati dalle musiche di Mario Incudine, gli spettacoli popolari di Salvo Piparo e Lello Analfino, le rievocazioni storiche in costume lungo il Cassaro, i concerti di musica barocca, le cantate sacre in Cattedrale, il "Fistinello" del Monte di Pietà, fino ai grandi videomapping sul Loggiato San Bartolomeo. Un calendario che coinvolge chiese, piazze, cortili e periferie, dimostrando come il Festino non sia soltanto la celebrazione della patrona ma il racconto corale di una città che continua ogni anno a riconoscersi nella propria storia. «Uno degli aspetti più straordinari del Festino è la sua natura profondamente collettiva: un progetto che nasce dall'incontro di molte discipline ma soprattutto un grande atto di comunità – spiega il direttore artistico, Luca Pintacuda -. Per una notte la città sospende divisioni sociali, generazionali e culturali e si riconosce in una storia condivisa che attraversa più di quattro secoli. È un fenomeno raro, forse unico, un rito urbano capace di tenere insieme memoria, fede, identità, arte e partecipazione popolare. Per chi arriva, il Festino rappresenta anche un'occasione irripetibile per attraversare e conoscere l'anima più autentica della città. Sempre in una sola notte». In questa città che aspira a essere un "giardino", in cerca di riscatto. E di buoni frutti.