La prima invocazione alla Santuzza è apparsa sui balconi del Cassaro un’ora prima che le luci del videomapping accendessero la bellezza di Palazzo dei Normanni per dare il via alla 402esima edizione del Festino di Santa Rosalia: un’edizione firmata da Odd Agency e CoopCulture, che ha richiamato nel cuore di Palermo quasi 400mila persone, fra cui migliaia di turisti. «Santa Rosalia, liberaci dalla mafia, dall’indifferenza e dal silenzio. Riprendiamoci Palermo», è l’appello alla città dell’associazione Addiopizzo, dopo la violenza dei colpi di kalashnikov e del racket che non ha mai smesso di fare paura.

Sono le pesti da cui Santa Rosalia «può ancora liberare Palermo e i palermitani come ha fatto con la peste nel 1624», diceva la gente attorno al biocarro di Mario Cucinella. Lo ha detto anche Lorefice nel suo messaggio alla città nella notte dedicata alla patrona, dopo aver lanciato le parole «amore» e «pace» alla folla. La sua voce si è rivolta alla folla dal sagrato della cattedrale e si è aggrappata alla forza dei giovani «figli di Palermo, donati dalla vita a questa terra bella e tormentosa, marcata da incertezza e paura, ma anche da inequivocabili segni di speranza».

Le parole di Lorefice, ieri sera, sono state quelle di Elena, Serena Maria, Sofia, Erika e Claudia, allieve dell’Accademia di Belle arti che hanno raffigurato la santa in una delle opere esposte in cattedrale. «Le loro parole arrivano al cuore della città, come quelle di Santa Rosalia — dice Lorefice — arrivano nelle case, nei quartieri, nelle strade segnati da nuove e vecchie ferite, sofferenze e contraddizioni, violenza e morte. Parole che gridano l’urgenza di liberazione, riscatto e futuro». Poi un padre nostro invitando tutti «a guardare in alto, a Santa Rosalia».