Da 402 anni, ogni 15 di luglio, Palermo celebra Santa Rosalia, patrona della città, con una straordinaria festa che si apre la sera del 14, in un mix di sacro e profano: un carro trionfale attraversa il centro storico, circondato da un palinsesto di spettacoli, performance, narrazioni. Il carro e la statua della santa sono una macchina scenica progettata di anno in anno: tra gli esemplari d’autore restano indimenticati quelli dell’architetto Rodo Santoro (1974) e dell’artista Jannis Kounellis (2007).
Per il 2026, dopo vari progetti di respiro locale, non esaltanti, si torna a un nome di peso. Lo firma con il suo studio Mario Cucinella, nome di punta dell’architettura internazionale. Superato il vecchio stilema del carro-vascello, prende corpo l’idea di un carro-giardino con cui veicolare un messaggio ambientalista e multiculturale. La statua, scolpita da Filippo Sapienza, torna minuta e aggraziata: tra le mani stringe una piccola croce formata da frammenti di legno provenienti da relitti di barche di migranti.
Il suo carro per Santa Rosalia realizza una sintesi formale e concettuale tra elemento religioso, architettura e tematiche ambientali. Come lo ha immaginato?
È nato come metafora del Monte Pellegrino, gli elementi verticali di legno raffigurano la montagna di Palermo, in cui sono state inserite diverse specie di piante autoctone, scelte anche in base alle simbologie del mondo vegetale: su tutte l’ulivo, con il tema della pace e della convivenza tra i popoli. È un carro-giardino, da cui emerge la statua della Santa, ma dal mondo religioso la metafora si allarga al grande tema della salvaguardia dell’ambiente, con un riferimento anche a papa Francesco e all’enciclica Laudato si’, in cui si invitava a custodire il Pianeta anche per le prossime generazioni. Se Santa Rosalia liberò Palermo dalla peste quattro secoli fa, oggi il grande male da combattere è il cambiamento climatico, l’inquinamento, con tutta la sofferenza che ne deriva, soprattutto per i più deboli. Nel messaggio è presente una richiesta d’aiuto: il problema non lo risolve una persona sola, né una norma. È una responsabilità di tutti.















