Argiolas appartiene all’aristocrazia vinicola della Sardegna: non per rendita o per blasone, ma per il ruolo che ha avuto nel portare i vitigni dell’isola fuori da una dimensione locale, dando loro ambizione e riconoscibilità internazionale. La storia? Parte da Antonio Argiolas, che a Serdiana – circa venti chilometri da Cagliari – cominciò nel 1938 da un podere di tre ettari; oggi l’eredità di quell’idea è portata avanti dai figli Franco e Giuseppe e dai nipoti Valentina, Francesca e Antonio.

Il simbolo più evidente dell’ambizione di Argiolas resta ancora oggi il Turriga, è probabilmente il vino che più di ogni altro ha dimostrato che la Sardegna poteva produrre rossi profondi, longevi e allo stesso tempo mediterranei, partendo da un blend di Cannonau, Carignano, Bovale e Malvasia Nera. Il progetto nasce con Giacomo Tachis: la prima vendemmia è del 1988, mentre il vino si presenta nel 1991, dopo un lungo affinamento in barrique e bottiglia. Oggi per mettersi una bottiglia di Turriga 2021 in cantina servono un centinaio di euro – ben spesi – e le cifre salgono notevolmente con i Turriga più anziani.

Al di là di un vino abbastanza unico, oggi Argiolas lavora su quasi duecentocinquanta ettari, in cinque vigneti e tre aree del Sud Sardegna, continuando a puntare sulle varietà tradizionali dell’isola: Cannonau, Vermentino, Carignano, Monica, Bovale, Nasco, Girò, Nuragus, con una produzione annua di circa due milioni e mezzo di bottiglie. A Serdiana anche l’architettura fa parte del racconto: la cantina Argiolas porta infatti la firma di Savin Couëlle, architetto francese associato alla grande stagione della Costa Smeralda dell’Aga Khan, e il risultato è una facciata imponente, severa, che ricorda una casa-fortezza, che fa tutto tranne che sparire nel paesaggio e non finge una morbidezza che non le appartiene. Sta lì, compatta, fatta di volumi e materiali che sembrano in potenza eterni. In questo è coerente con il carattere dell’isola: non immediatamente accomodante, ma capace di diventare accogliente quando lo si conosce e ci si ferma davvero.