<p>Ibm non viveva una giornata così da quasi quarant'anni.
Era dal 19 ottobre 1987 che il titolo del fornitore di software, hardware e servizi di consulenza non registrava un tonfo a Wall Street di questa portata: -25% a metà seduta.
Il tutto è dovuto soprattutto ai risultati del secondo trimestre.
Secondo FactSet, la società tecnologica ha riportato utili rettificati di 2,93 dollari per azione su un fatturato di 17,2 miliardi di dollari, al di sotto delle aspettative degli analisti che prevedevano utili di 3,01 dollari e un fatturato di 17,86 miliardi.
Inoltre Ibm non è riuscita a chiudere una serie di «grandi trattative» entro i tempi previsti nel secondo trimestre e ha registrato performance nettamente inferiori alle attese nel business dei supercomputer z17. </p><p>L'amministratore delegato Arvind Krishna ha attribuito il calo delle vendite alla debolezza del settore software, in quanto i clienti hanno spostato la spesa verso i chip di memoria, essenziali per la corsa all'AI.</p><p>Se da un lato il big del software crolla, dall'altro continuano a correre i titoli legati all'intelligenza artificiale.










