Un tris di album di qualità riporta l’attenzione su una questione delicata quanto annosa: il rapporto tra jazz e musica classica. Enrico Pieranunzi (1949), Ettore Carucci (1969) e Francesco Chiapperini (1978) hanno ciascuno proposto diverse interpretazioni di tale vitale relazione. In Improclassica (abeat records) il pianista romano – già cimentatosi con riletture di Scarlatti, Bach ed Handel – agisce a vari livelli. Come compositore scrive sei brani ispirandosi a Bach, Satie, Shumann, Milhaud. Si tratta di un’accurata evocazione (rimando, rappresentazione) di estetiche musicali legate a specifici autori; per mezzo di inserti e variazioni (armonico, melodiche, ritmiche) che rifuggono da qualsiasi idea di pastiche o medley, Pieranunzi flette e plasma la musica, anche attraverso l’improvvisazione, verso una contemporaneità fatta di sovrapposizione reattiva di linguaggi e piani sonoro-temporali, con risultati spesso esaltanti. Ciò avviene perché il pianista stesso (in trio con gli ottimi Luca Bulgarelli, contrabbasso, e Mauro Beggio, batteria) si rapporta con la titolata Orchestra I Pomeriggi Musicali, che esegue i pregevoli e fiammanti arrangiamenti di Michele Corcella.

SE PIERANUNZI amplifica, miscela, rende estroversa, collettiva e festante la relazione musica classica / jazz, il pianista Ettore Carucci in My Inner Worlds (Tosky Records) sceglie una via intimista e solitaria. «È un’idea – narra Carucci in un video prodotto dall’etichetta – che avevo già da diversi anni: nel periodo in cui ero studente di musica classica, avevo sempre questa voglia di improvvisare su ciò che studiavo». Così ha composto nove brani che si ispirano ad altrettante pagine di Bach (3), Chopin (2), Debussy, Scriabin, M.M.Ponce A.Schwartz, cui aggiunge un My Mentor che si rifà ai seminali Children’s Song di C.Corea. Tutto eseguito in presa diretta in una villa toscana (La Ribattola) e in solo piano, tranne un titolo con il senatore dei contrabbassisti jazz italiani, Giorgio Rosciglione. Con il suo tocco e la sua fantasia improvvisativa Carucci interiorizza e personalizza la musica classica, la cui rielaborazione sfida il tempo e lo spazio. Francesco Chiapperini – leader e clarinetto basso, musicista d’avanguardia dai molti progetti – sceglie una dimensione cameristica e un solo autore. Insieme a Valentina Fin (voce), Virginia Sutera (violino) e Andrea Grossi (contrabbasso) lavora sulle composizioni di Giulio Caccini, figura cardine (nel XVII secolo) nella transizione dal madrigale polifonico alla monodia barocca.