Nell’estate del Teatro del Maggio irrompe il jazz, con un’originale e sorprendente rilettura de ’La Bohème’ di Puccini. Ne è protagonista la tromba di Paolo Fresu, che domani alle 21 salirà sul palco della Cavea con il suo Devil Quartet (Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria) insieme ai professori dell’Orchestra, diretti da Paolo Silvestri.

Fresu, Firenze è una delle sue tappe predilette. "Lo è da sempre, fin da quando all’inizio degli anni ’80, appena lasciata la Sardegna, suonavo al Salt Peanuts. Quest’anno, poi, è la terza volta: a gennaio ho suonato alla Pergola, ad aprile in Santa Maria Novella per l’inaugurazione del restauro della Trinità del Masaccio, e adesso sono qui, nel tempio dell’opera".

Come è nato questo progetto? "È il frutto del sodalizio con Paolo Silvestri, per me il principe degli arrangiatori italiani. In passato abbiamo letto in chiave jazz la ’Norma’ di Bellini e da tempo meditavamo di dedicarci a Puccini, che è di una modernità impressionante: molti passaggi sembrano scritti per il jazz prima del jazz. Questi due mondi, niente affatto estranei, si insinuano in continuazione. Se questa è la base per realizzare progetti nuovi, l’importante è farlo nella maniera corretta. Se riprendo una canzone di Mina o di Ornella Vanoni lo faccio per due motivi: ne amo il testo e anche la melodia, ma non devo sconvolgerla. Così faremo noi con Bohème: totale rispetto per l’impianto musicale, senza snaturarlo, pur senza parole. Abbiamo raccolto le melodie come foglietti di carta sovrapposti, per assegnarle all’unica voce della tromba. La sfida consiste nel ricostruire l’emozione senza le parole, attraverso un soffio o un respiro".