"Potrei scrivere un brano per Milano, lo potrei intitolare “Cassoeula Blues”, perché no?". Ride divertito, rispondendo alla domanda, Enrico Pieranunzi, classe 1949, uno dei massimi pianisti jazz italiani, apprezzatissimo in tutto il mondo. Oggi il maestro sarà al Teatro di Corte della Reggia di Monza (ore 19,30 e 21,30) nell’ambito del festival “Royal Summer Stage”. In scena il suo storico trio, formato anche da Luca Bulgarelli al contrabbasso e Mauro Beggio alla batteria, per il progetto “Pieranunzi plays Morricone”: un viaggio in chiave jazz tra le melodie senza tempo del grande compositore, da “Metti, una sera a cena” a “Nuovo Cinema Paradiso”, fino a “The Ecstasy of Gold”. "La sfida – spiega il pianista – è mantenere i temi nitidi e orecchiabili, ritagliandosi spazi di improvvisazione che a volte sono minimi. Lavoro molto sull’allestimento della melodia, facendola tornare in tonalità sempre diverse".
Pieranunzi, lei e Morricone vi siete conosciuti. Che rapporto c’era? "Ho suonato come turnista in decine di suoi film. Per lui ero un enigma: leggevo tutto alla perfezione, con rigore classico, ma improvvisavo. Mi disse: “Non mi fido del jazz, preferisco la composizione”. E pensare che aveva improvvisato con il gruppo Nuova Consonanza. Una sera venne ad ascoltarmi mentre suonavo in duo con Jim Hall".
