Quando, nel 1976, nel pieno di una stagione complessa e segnata da molti conflitti, sociali, culturali e politici gli Stati Uniti celebrarono il bicentenario della loro storica Dichiarazione d’Indipendenza, approvata dal Congresso Continentale a Filadelfia il 4 luglio del 1776, ci fu chi ritenne di poter affermare che il tempo era finalmente venuto perché l’intera storia del Paese trovasse spazio, e in modo esplicito, nella memoria collettiva e nei riti che la alimentavano.
Fu, come ricorda uno dei maggiori americanisti italiani, Arnaldo Testi, nel suo 4 Luglio, un piccolo ma prezioso volume che indaga l’identità americana attraverso la storia delle celebrazioni patriottiche del Paese (il Mulino, pp. 178, euro 15), il senatore repubblicano John Warner, eletto in Virginia e noto per essere stato sposato per alcuni anni con l’attrice Elizabeth Taylor.
WARNER, che era stato nominato da Nixon, si vide affidare la supervisione degli oltre 1500 eventi e progetti con cui, in tutto il territorio nazionale, si ricordò la data più importante del calendario civile americano. In una lettera al New York Times l’uomo si disse consapevole dei conflitti e delle contestazioni che pesavano sulla celebrazione, ma, al tempo stesso, affermò come in tale evento vi dovesse essere necessariamente spazio per tutti i protagonisti della storia nazionale, «anche gli oppositori e le vittime».






