Ha chiesto di poter patteggiare in secondo grado, con l’istituto del cosiddetto “concordato in appello”, Luca Lucci, l’ormai ex leader ultras milanista finito in carcere, assieme ad altri ultras compresi i capi della curva Nord interista, nel maxi blitz del settembre 2024 coordinato dalla Dda di Milano con indagini di Polizia e Gdf. Con l’istanza, che ha avuto l’ok della Procura generale, chiede di essere condannato ad una pena complessiva finale di 8 anni, con uno sconto di due, in pratica, rispetto ai 10 anni di reclusione del primo grado.

È emerso dalla prima udienza del processo, davanti alla terza sezione della Corte d’Appello, nel filone principale, con rito abbreviato, scaturito dalla maxi indagine “doppia curva”. La strada dei concordati in appello, su cui i giudici dovranno decidere nelle prossime udienze a partire dal 17 settembre, è stata intrapresa pure da altri sette imputati (tutti in pratica tranne Giuseppe Caminiti) e sempre per l’accusa di associazione per delinquere. Per Lucci e per il suo ex vice, Daniele Cataldo, il “concordato” non riguarda l’accusa sul tentato omicidio del 2019 dell’ultrà rossonero Enzo Anghinelli. La pena chiesta dalla difesa dell’ex capo della Sud rossonera, con l’ok della sostituta pg Simonetta Bellaviti e del pm Paolo Storari applicato in secondo grado, è comunque di 8 anni.