A Washington, il disorientamento strategico sull’Iran è percepibile. Il piano A, guerra per domare se non cambiare il regime, è finito nelle sabbie mobili di una tregua inosservata; il piano B, di trasformare il cessate il fuoco aleatorio in accordo “storico”, barcolla sotto i colpi dei reciproci attacchi, lasciando Hormuz molto più chiuso che aperto – chiedere agli armatori non alla Casa Bianca. Un piano C non esiste. O si ritorna ad A, con pochissimo entusiasmo di Donald Trump che voleva chiudere la partita presto e bene, o ci si accontenta di un B molto al ribasso: riapertura di Hormuz senza pedaggi – per ben che vada. Ormai Teheran gioca la partita con Washington sul controllo del Golfo dove ha le carte più forti. Del programma nucleare si parlerà dopo – che è la traduzione in farsi delle “calende greche”. Trump continuerà a dire che “l’Iran non deve avere la bomba atomica”. Tutti d’accordo, persino gli iraniani – a parole. Ma intanto, finché Hormuz è di fatto chiuso, hanno il coltello dalla parte del manico. E gli Usa, con tutto il loro strapotere militare, che hanno ricominciato a usare con una certa intensità pur non massicciamente, non riescono a strappargli.
Dall’altra parte dell’Atlantico tira un’aria molto diversa. Ieri, a Parigi, nell’ennesima riunione e nell’ennesimo formato dei “volenterosi” europei & company, circolava un cauto ma inconfondibile ottimismo sull’Ucraina. I motivi sono molteplici. Indiscutibilmente il principale è la tenuta di Kyiv sul piano militare. L’Ucraina è ben lontana dal prendere il sopravvento, ma con la dimostrata capacità di portare la guerra, fino a pochi mesi fa quasi esclusivamente subita, dentro la Russia, di incrinarne le preziose infrastrutture energetiche facendo sentire alla popolazione il peso dell’operazione speciale putiniana, di rendere la vita impossibile in Crimea, Kyiv ha equalizzato le fortune belliche. Questa non è più una guerra che la Russia sta, pur lentamente, vincendo. È uno stallo. E questo ne cambia gli scenari politici. In guerra – in Europa ce ne siamo dimenticati dopo tanti decenni di pace praticamente assoluta – le soluzioni diplomatiche sono condizionate dall’andamento sul campo di battaglia. Merito dell’Ucraina ma, da un anno e mezzo, con un cruciale ruolo dell’Europa. Il cui sostegno politico, economico, industriale e militare è pertanto enormemente avallato e rafforzato dalla tenuta e dalla ripresa d’iniziativa, con droni ed altro, di Kyiv.









