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Viviana Mazza, da New York
Nelle trattative con l'Iran ha rinviato il nodo nucleare e accettato l'ambiguità su Hormuz
La domanda, dopo la revoca delle deroghe alle sanzioni e dopo i bombardamenti americani su oltre 170 obiettivi in Iran, è: c’è un piano C? «Se esiste, Trump e i suoi consiglieri finora non l’hanno descritto», osserva il New York Times.
Sembra che si sia tornati alla stessa strategia del passato: un insieme di forza militare e di sanzioni, che però non ha portato ai risultati voluti né quando Trump sperava in un cambio di regime, né quando pensava di costringere così il nemico a fare pesanti concessioni. «È un vicolo cieco strategico», dice al quotidiano newyorkese Richard Haass, ex diplomatico che lavorò al dipartimento di Stato e al consiglio della sicurezza nazionale della Casa Bianca sotto diverse amministrazioni, inclusa quella di George W. Bush durante la guerra in Iraq.







