L’incendio nel Cpr di Macomer è solo l’ultimo episodio di una crisi che dura da anni. Le testimonianze di Nicola Cocco, medico della SIMM e della Rete Mai più lager – No ai CPR, e di Giuseppe Caracciolo, segretario regionale del SIULP Sardegna, insieme ai report di monitoraggio e ai documenti analizzati, raccontano le criticità del centro e aiutano a comprendere cosa può spingere una persona a dare fuoco al luogo in cui è rinchiusa.
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Domenica 12 luglio nel centro per il rimpatrio (Cpr) di Macomer, in Sardegna, alcuni migranti hanno appiccato un incendio, distruggendo una parte della struttura, andando a ridurre sempre di più lo spazio disponibile per trattenuti e operatori. A denunciare l'accaduto è il Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori polizia) della Sardegna, che denuncia il malfunzionamento del centro dovuto alla carenza del personale, alle procedure non rispettate e ad una mal gestione dell'ente responsabile privato, tutti fatttori che aumentano il pericolo per lavoratori e trattenuti del centro."Non è accettabile che episodi di questa natura si ripetano con una frequenza tale da rischiare di essere considerati fisiologici", con queste parole il segretario regionale Giuseppe Caracciolo denuncia l'accaduto.






