Emanuele Cappellano, responsabile delle attività europee di Stellantis, è tornato a sottolineare la posizione del suo gruppo sui principi del "Made in EU". Secondo il manager, il trattamento preferenziale da accordare alle produzioni europee può diventare "un importante strumento di politica industriale europea", per restituire "competitività" all'industria e "favorire la filiera", ma a precise condizioni: "criteri chiari e non tali da introdurre ulteriori ostacoli od oneri per il settore", "un’impostazione corretta e un’applicazione rigorosa". In caso contrario, rischia di "rivelarsi inutile, se non addirittura controproducente".
La posizione del gruppo, condivisa di recente con Volkswagen e Renault, è articolata su alcune direttrici di riferimento, a partire dai requisiti: Cappellano ricorda la necessità di "favorire le aziende che producono nell’Ue almeno il 70% di vetture vendute all’interno dei suoi confini, con almeno il 70% di contenuto locale europeo". E poi, "il perimetro applicativo va limitato ai 27 Stati Membri, in modo da proteggere industria e consumatori europei". In terzo luogo, il “Made in EU” deve includere "tutto il valore aggiunto - design, ricerca e sviluppo, ingegneria e componentistica - e non limitarsi all’assemblaggio". Inoltre, "le filiere strategiche servono requisiti realistici rispetto allo stato dell’industria europea", in particolare, nella produzione delle batterie, "per cui pensiamo sia sostenibile prevedere un obbligo di produzione locale a partire dal 2030".







