L'Europa continua i suoi preparativi in vista di un possibile attacco Russo. Helsinki ha ultimato la sua immensa rete sotteranea di bunker antiatomici, mentre la Polonia si appresta a ospitare esercitazioni congiunte con le forze britanniche e francesi. Due iniziative differenti, ma accomunate dalla crescente preoccupazione per la sicurezza del continente e dalla vicinanza con la Russia.
La città sotteranea sotto Helsinki Sotto le strade della capitale finlandese si estende uno dei più vasti sistemi di protezione civile antiatomico d'Europa e del mondo. I bunker sono stati costruiti appositamente per resistere a missili o testate nucleari oltre a invasioni via terra. Si stimano che nel sottosuolo di Helsinki ce ne siano circa 5.500 capaci di accogliere complessivamente quasi un milione di persone. Le strutture possono essere utilizzate ovviamente in caso di allarme per attacchi missilistici ma anche contaminazioni radioattive, crolli, utilizzo di sostanze tossiche o altre emergenze militari. Il più grande dei rifugi può contenere circa 11mila persone. Gli spazi sono dotati di sistemi di ventilazione, generatori indipendenti, riserve d’acqua e attrezzature necessarie per consentire alla popolazione di rimanere sottoterra anche per periodi prolungati.Palestre e piscine trasformabili in bunker Durante i periodi di pace, gran parte delle strutture viene utilizzata quotidianamente dai cittadini. Nei locali sotterranei trovano spazio piscine, impianti sportivi, parcheggi, centri ricreativi e altre infrastrutture urbane. In caso di emergenza, però, questi ambienti possono essere rapidamente liberati e convertiti in veri e propri bunker. Il loro utilizzo quotidiano permette alle autorità di controllarne costantemente lo stato, effettuare interventi di manutenzione e mantenere operative tutte le apparecchiature. «Abbiamo iniziato a costruirli nel 1939 e non abbiamo mai smesso», ha spiegato un rappresentante del Dipartimento di soccorso della città, ricordando come il sistema di protezione sia nato durante la Seconda guerra mondiale e sia stato progressivamente ampliato.Un sistema costruito pensando alla Russia La Finlandia condivide con la Russia un confine lungo oltre 1.300 chilometri, il più esteso tra Mosca e un Paese appartenente alla Nato. La preparazione della popolazione alle emergenze rappresenta quindi da decenni uno dei pilastri della strategia nazionale. Dopo la fine della Guerra fredda, molti stati europei hanno ridimensionato i propri programmi di difesa civile. Helsinki, invece, ha continuato a investire nei rifugi e nella formazione dei cittadini, preparandoli non soltanto a eventuali conflitti, ma anche a blackout prolungati, interruzioni delle forniture e crisi su vasta scala. In tutta la Finlandia sono presenti circa 50.500 rifugi, con una capacità complessiva di 4,8 milioni di persone. La maggior parte delle strutture si trova all’interno di edifici privati o complessi residenziali. La legge finlandese impone inoltre la costruzione di spazi protetti all’interno dei nuovi edifici di grandi dimensioni. E così la rete continua a espandersi senza dover ricorrere esclusivamente a costosi programmi pubblici.Le esercitazioni militari in Polonia La preparazione europea non riguarda solamente la protezione della popolazione civile. La Polonia ospiterà infatti in autunno esercitazioni militari congiunte con truppe britanniche e francesi, in vista della possibile fornitura di garanzie di sicurezza all’Ucraina. Ad annunciarlo è stato il primo ministro polacco Donald Tusk dopo il vertice della Coalizione dei Volenterosi tenuto a Parigi il 13 luglio. «Queste esercitazioni prepareranno l’intera coalizione che si è riunita a Parigi a fornire garanzie di sicurezza concrete non solo all’Ucraina, ma anche all’intera regione», ha dichiarato Tusk.La Coalizione dei Volenterosi, guidata da Regno Unito e Francia, sta lavorando alla creazione di una forza multinazionale da schierare in Ucraina dopo il raggiungimento di un eventuale cessate il fuoco. «L’Europa deve assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza», ha sottolineato il primo ministro polacco. La Polonia ha già escluso l’invio diretto dei propri soldati sul territorio ucraino, ma si è detta disponibile a offrire supporto logistico e a mettere a disposizione le proprie infrastrutture. Le esercitazioni autunnali serviranno quindi a verificare la capacità di dispiegamento e coordinamento delle forze europee nel momento in cui dovessero essere chiamate a rispondere.








