Si chiamava ‘Top players team’ una delle numerose chat in cui i carabinieri della Stazione di Luino (Varese) si scambiavano messaggi, foto e video sulle operazioni in atto. Come ha potuto visionare Fanpage.it, alcuni erano scritti dallo stesso comandante di allora, Marco Cariola, oggi a processo per la morte di Rachid Nachat del 10 febbraio 2023. “Bene. Sopprimili. Autorizzo”, scriveva, “lo scalpo è mio”.

Immagine di repertorio

"Bene. Sopprimili. Autorizzo". Questo è solo uno dei messaggi scritti da Marco Cariola, il militare a processo per la morte di Rachid Nachat, il 34enne ucciso a colpi di fucile nei boschi di Castelveccana (in provincia di Varese) il 10 febbraio 2023, nella chat di gruppo dei carabinieri di Luino chiamata ‘Top players team‘. A quel tempo Cariola era comandante del nucleo Radiomobile ed è accusato di aver coperto il carabiniere Mauro Salvadori, che avrebbe materialmente fatto fuoco con un fucile da caccia. Come ha spiegato a Fanpage.it l'avvocata Debora Piazza, che con il collega Marco Romagnoli rappresenta i familiari di Nachat costituiti parte civile, i carabinieri avevano "numerose chat" dalle quali emergerebbe "un sistema in cui la vita dei ragazzi non valeva assolutamente nulla, con messaggi e video raccapriccianti, e conversazioni dal tenore: ‘Oggi che caccia dobbiamo fare? Questo che è morto è caccia nostra?‘".