Sono da poco passate le 17.30 e nei vicoli di Bari vecchia si fatica a camminare. I turisti avanzano con il naso all’insù, catturati dagli scorci di un centro storico che oggi appare più vivo che mai. Le valigie scorrono sulle chianche, i tavolini dei locali sono pieni, le insegne dei bed and breakfast spuntano una dopo l’altra, colorando i vicoli. È l’immagine che Bari mostra al mondo.

«Dov’è largo Amendoni?». La domanda si perde tra i vicoli. Un uomo seduto su una sedia, accanto a una donna che fissa il vuoto, allarga le braccia. Pochi metri più avanti la scena si ripete identica. Solo al quarto tentativo qualcuno rompe il silenzio: «State cercando la manifestazione? Allora dovete andare dritto e poi girare a destra». È il 12 luglio, e come ogni anno, si ricorda Michele Fazio. Aveva 15 anni quando fu ucciso dalla mafia, vittima innocente di una sparatoria tra clan. Morì in quei vicoli venticinque anni fa. Allora le finestre rimasero chiuse. Oggi, in molti casi, sembrano esserlo ancora le coscienze.

Nel largo ci sono le forze dell’ordine, le istituzioni, le associazioni del territorio e le bandiere di Libera che sventolano dai balconi. Ci sono Pinuccio e Lella Fazio, che da un quarto di secolo continuano a trasformare il loro dolore in impegno civile. Mancano, invece, molti dei residenti di Bari vecchia. «Ogni anno è così», racconta qualcuno. «È un modo per farsi i fatti propri. Per non esporsi. Per non prendere parte». Negli ultimi mesi le armi hanno ricominciato a sparare. A fine aprile una donna di 85 anni è stata raggiunta di striscio da un proiettile mentre era nella sua abitazione, durante un conflitto a fuoco in via Pier l’Eremita. Pochi giorni prima, sempre a Bari vecchia, era rimasto ferito un giovane. Episodi che riportano alla memoria stagioni difficili.