Il tribunale di Milano ha rigettato il ricorso cautelare presentato da Inwit, confermando, almeno per il momento, la legittimità del recesso dal Master Service Agreement (Msa) esercitato da Tim. È lo stesso gruppo a convalidare con una nota ufficiale le indiscrezioni di stampa che sono circolate nella giornata di ieri.Indice degli argomenti
Cosa dice l’ordinanzaInwit punta al giudizio di merito. Verso il reclamo contro l’ordinanza?Intermonte: “Un accordo transattivo stragiudiziale nell’interesse di tutte le parti”L’evoluzione del casoPerché Inwit tiene il punto sui MsaGalli: “La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale”Cosa dice l’ordinanzaIn particolare, nell’ordinanza resa dal tribunale di Milano in data 11 luglio 2026, il giudice ha ritenuto non sussistenti i presupposti per l’accoglimento delle domande cautelari proposte da Inwit, sia sotto il profilo dell’ammissibilità, sia con riferimento ai presupposti richiesti per una tale decisione.Inoltre, il giudice ha escluso sia la sussistenza dei motivi di urgenza, sia dei presupposti per sostenere l’abuso di dipendenza economica da parte di Tim nei confronti di Inwit.Commentando la sentenza, Tim ha espresso “soddisfazione e confida in una rapida risoluzione di una vicenda nella quale ha sempre sostenuto di aver agito con correttezza e nel pieno rispetto degli accordi contrattuali”.Inwit punta al giudizio di merito. Verso il reclamo contro l’ordinanza?Dal canto suo Inwit prende atto dell’ordinanza, pur evidenziando che “non si è pronunciata sulla corretta interpretazione delle clausole contrattuali oggetto di controversia né sulla durata del Msa”.Inwit ritiene inoltre opportuno precisare che non risulta corretto affermare che il tribunale abbia “confermato la legittimità del recesso dall’Msa”, come comunicato da Tim. Secondo il gruppo, “l’ordinanza si colloca infatti nell’ambito di una prima fase cautelare e il giudice si è limitato a rilevare come, allo stato, non risulti provato il requisito del periculum in mora. Come espressamente riconosciuto dallo stesso giudice, le questioni centrali della controversia – e segnatamente la validità dell’esercizio dell’opzione effettuato da Inwit nel 2022 e della successiva disdetta di Tim – richiedono un accertamento che potrà essere svolto nel giudizio di merito.La questione centrale dell’interpretazione del contratto e del legittimo esercizio della disdetta è rimasta impregiudicata e rinviata espressamente al giudizio a cognizione piena.Lo stesso tribunale, sottolinea la società guidata da Diego Galli, “ha ritenuto che tali questioni debbano essere esaminate nell’ambito del futuro giudizio di merito, che Inwit introdurrà senza indugio, dopo aver valutato con i propri consulenti legali anche l’opportunità di proporre reclamo avverso la citata ordinanza”.Il gruppo dunque conferma la validità dell’esercizio del diritto di opzione effettuato nel 2022 e la conseguente estensione della durata del Msa al 2038, confidando di poterlo inequivocabilmente dimostrare nel giudizio di merito.Intermonte: “Un accordo transattivo stragiudiziale nell’interesse di tutte le parti”Commentando la decisione del tribunale, gli analisti della banca d’investimento Intermonte ricordano che Inwit attende ora l’esito del procedimento cautelare avviato anche verso Fastweb (non è chiaro se davanti allo stesso giudice).Intermonte cita poi La Repubblica, secondo cui questo ricorso potrebbe essere respinto — scenario che il mercato sta già scontando — e un secondo rigetto renderebbe simmetriche le due posizioni, erodendo ulteriormente la leva negoziale di Inwit. “Proprio per questo riteniamo che un accordo transattivo stragiudiziale sia nell’interesse di tutte le parti: darebbe a Inwit visibilità sui ricavi ricorrenti e a Tim/Fastweb certezza sui costi, evitando anni di contenzioso dall’esito imprevedibile. A rendere ancora più opportuna una soluzione negoziale concorre il quadro industriale e regolatorio: Repubblica ricorda che l’Antitrust non ha ancora autorizzato la joint venture Tim-Fastweb per la costruzione di 6mila nuove torri; al tempo stesso resta l’esigenza di accelerare gli investimenti infrastrutturali, anche in vista del rinnovo delle frequenze 5G (decisione Agcom attesa il 29 luglio)”.L’evoluzione del casoMa come si è arrivati a questo punto? Tutto è cominciato quando Tim e Fastweb+Vodafone hanno annunciato la volontà di collaborare per la creazione di 6mila nuovi siti per la connettività mobile.A voler essere precisi, le prime avvisaglie della crisi sono arrivate poche ore prima, il 18 marzo, quando Tim ha contestato alla società gravi inadempimenti nell’esecuzione dell’Msa, accusa alla quale Inwit ha replicato rigettando integralmente le contestazioni ivi contenute. È stato solo il giorno seguente, il 19 marzo, che Tim e Fastweb+Vodafone hanno annunciato pubblicamente l’accordo non vincolante per la costituzione di una joint-venture in chiave Ran sharing (su cui, a maggio, l’Antitrust ha aperto un’istruttoria).In data 25 marzo 2026, Inwit ha quindi ricevuto da Fastweb comunicazione di mancato rinnovo dell’Msa – valido ed efficace, a giudizio della società delle torri, fino al 2038 – unitamente a un atto di citazione in prevenzione presso il tribunale di Milano, per accertare e dichiarare l’asserita validità di tale atto. A fine marzo, il consiglio di amministrazione di Tim ha deliberato l’uscita dai Msa tra il 2028 e il 2030.Nell’ambito del relativo giudizio, Inwit ha presentato ricorso cautelare per l’adozione in via d’urgenza di provvedimenti a tutela dei propri diritti al fine di prevenire il rischio di destabilizzazione dell’equilibrio economico-finanziario, con potenziali impatti sulla continuità aziendale, nonché sulla continuità e la sicurezza di servizi essenziali per la collettività.Inwit ha anche presentato un esposto a Consob affinché l’Autorità di vigilanza sui mercati potesse compiutamente valutare la rilevanza di eventuali condotte idonee a causare andamenti anomali del titolo. La mossa dei due operatori, del resto, aveva costretto Inwit a rivedere al ribasso le stime per il periodo 2026-2030.Perché Inwit tiene il punto sui MsaCon riferimento alla joint venture prospettata tra Tim e Fastweb+Vodafone, Inwit ha sempre precisato che gli Msa prevedono che qualora i due operatori abbiano necessità di un nuovo sito per soddisfare i propri piani di roll out, a Inwit sia attribuita la qualifica di fornitore privilegiato, con il conseguente divieto per gli operatori di affidare la realizzazione di nuovi siti a terzi, senza aver prima consentito a Inwit di esercitare il proprio diritto preferenziale (che prevede una last call), che opererebbe anche nei confronti dell’annunciata partnership.Per Inwit d’altra parte gli Msa sono contratti a lungo termine, i cui termini e condizioni sono parte integrante di un’operazione unica e inscindibile completata nel 2020. “Tale operazione ha comportato per Inwit un investimento iniziale di circa 10 miliardi di euro per l’acquisto dell’infrastruttura detenuta all’epoca da Tim e Vodafone Italia, garantendo un immediato e significativo beneficio economico e finanziario alle società venditrici. La struttura degli Msa è coerente con il modello di business infrastrutturale di Inwit, che si fonda su flussi di ricavi contrattualizzati e a lungo termine. Un modello di business, standard per il settore a livello globale, che per il gruppo “assicura generazione di valore economico e industriale per tutte le parti coinvolte, garantendo la massima efficienza ai propri clienti anche grazie all’ottimizzazione del costo del capitale e all’elevata specializzazione industriale”.Galli: “La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale”Inwit, dunque, ha considerato “sia l’iniziativa di Fastweb, sia l’iniziativa di Tim illegittime, prive di fondamento giuridico, strumentali e pretestuose al fine di ottenerne una squilibrata e ingiustificata revisione degli originari termini degli Msa; ha pertanto conferito espresso incarico ai propri legali di agire in ogni sede giudiziaria competente per la piena tutela degli interessi propri e di tutti gli stakeholders, anche nei confronti di TowerCo che, con le proprie condotte, dovessero agevolare l’attuazione di illecite strategie in danno della Società”, recitava la nota allegata alla trimestrale.“La nostra rete, composta da circa 26 mila siti, è il risultato di 40 anni di lavoro di Tim, Vodafone e Inwit, che hanno potuto beneficiare del vantaggio del first-mover per costruire siti di massima qualità nelle migliori posizioni disponibili”, aveva dichiarato il direttore generale di Inwit, Diego Galli, nel corso di una conference call straordinaria tenuta con gli analisti proprio per fare chiarezza sul rapporto con i clienti ‘anchor’, Tim e Fastweb+Vodafone. “Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche, come nel cuore delle grandi città, così come aree montane e borghi, più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile”, aveva rimarcato Galli. “Uscire dalla rete Inwit vuol dire avere piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15 mila nuove torri che, con un roll-out medio di 500 torri, richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori due miliardi. Ma anche con impatti ambientali notevoli con l’emissione di oltre 500mila tonnellate di CO2. La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale, economico ed ambientale”, è l’irremovibile punto di vista di Galli.











