Il primo round va a Tim. Il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta con cui Inwit tentava di congelare il recesso dell’ex monopolista dal Master service agreement, il contratto che regola l’utilizzo delle torri. Non è ancora una vittoria sul merito, ma è un passaggio che sposta l’equilibrio della partita: il giudice non ha ravvisato il pericolo di un danno imminente e irreparabile, requisito necessario per fermare in via cautelare l’uscita di Tim, che pure necessiterà di anni. La società guidata da Pietro Labriola incassa il risultato e sottolinea, in una nota, che il Tribunale ha escluso sia i motivi d’urgenza sia i presupposti per sostenere un abuso di dipendenza economica nei confronti di Inwit. La società esprime «soddisfazione» e confida in una rapida chiusura della vicenda, rivendicando di avere agito «con correttezza e nel pieno rispetto degli accordi contrattuali».

Dal canto suo Inwit non arretra. La società - che fa capo per il 32% a un veicolo del fondo Ardian e per il 39% a un veicolo il cui controllo fa capo a Vodafone e al consorzio Oak (con Gip e Kkr) - innanzitutto rintuzza con un secondo comunicato l’affermazione, contenuta nella nota Tim, secondo cui il Tribunale ha «confermato la legittimità del recesso dal Master Service Agreement (MSA) esercitato dal Gruppo». Affermazione «non corretta» ribatte la towerco evidenziando come la questione sia «rimasta impregiudicata e rinviata a un giudizio di cognizione piena». Da qui però l’annuncio della richiesta «senza indugio» del giudizio di merito, valutando anche un reclamo contro l’ordinanza. Soprattutto, Inwit ribadisce la propria tesi: l’opzione esercitata nel 2022 avrebbe esteso il contratto fino al 2038, senza possibilità di uscita anticipata. Il Tribunale, precisa il gruppo, «non si è pronunciato sulla corretta interpretazione delle clausole contrattuali oggetto di controversia né sulla durata del Msa».