"La città è di tutti. Ciò che ha valore non ha prezzo". Questo titolo è già diventato lo slogan di un "manifesto per un'altra città" e rappresenta la visione di un'urbanista, Elena Granata, docente al Politecnico di Milano. Studiosa che da tempo sta discutendo anche con sindaci e assessori del Nordest su quello che si deve fare per togliere dalle crisi molti centri urbani del nostro paese. Edito da Einaudi (18 euro) il lavoro - agile ed elegante come un romanzo è percorso da questo pensiero: "Se non consumi non esisti. È questo il messaggio che lo spazio urbano ripete ogni giorno: si paga il tempo libero, la sosta, lo sport, persino la natura. Sedersi all'ombra, bere da una fontana, giocare a palla in un cortile diventano gesti sempre più rari nelle nostre città". Granata propone una nuova grammatica urbana, semplice e radicale, guardando alle nuove generazioni. E senza fare alcun sconto ad amministratori di destra o sinistra.

Lei oggi diventa sindaco, assessore all'urbanistica, e ha i poteri del consiglio comunale di Venezia (ma anche di altre città venete o friulane). Come applica subito le sue idee?

«Parto dagli elementi di sopravvivenza quotidiana: riorganizzare il piccolo commercio, salvare quello che si può della Venezia "del pane quotidiano" restituendo normalità. Un tetto agli affitti brevi, la grande sfida di tutte le città europee. Restituirei lo spazio del gioco ai bambini, che il turismo ha sottratto. E subito via fumo e alcol per strada, trovando spazi per chi vuole farlo. Il fumo fa male e crea fastidio a tanti, magari indeboliti da malattie. Alcolici per strada sono vietato in molti centri europei».