Grattacieli da una parte, tende dall’altra: la Milano dello scandalo urbanistico, al di là del fatto giudiziario tuttora in divenire, è una città in cui l’edilizia ricca dei grandi capitali fa ovviamente a pugni con l’immagine degli studenti accampati davanti al Politecnico perché senza un posto letto e figuriamoci una casa. Solo per fare un esempio. «Per cambiare rotta - dice Elena Granata - dobbiamo riscoprire la dimensione democratica e pubblica dell’urbanistica». Ciò vorrebbe dire, tra le altre cose, valutare il famoso «impatto sociale» accanto al fattore profitto prima di approvare un progetto o no: concetto richiamato due settimane fa su queste pagine da Mario Calderini, docente del Politecnico, parlando più in generale di impresa. Il nome della professoressa Granata, urbanista presso la stessa università e con un curriculum di attenzione al sociale consolidato negli anni, era stato fatto da più parti a metà estate nella speranza che fosse lei a prendere il posto dell’assessore inquisito Giancarlo Tancredi.

Invece lei è ancora al suo posto come prof del Poli.

«Inizia un nuovo accademico e sono molto impegnata».

Cosa pensa quando guarda Milano oggi?

«Ovvio che concordo con il mio collega Calderini sul fatto che anche in ambito urbanistico ogni intervento, pubblico o privato, porti con sé un impatto da valutare sia a monte sia a valle».