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Massimo Franco

Non sorprende tanto che Conte e Vannacci abbiano detto di no alle armi per l’Ucraina quanto la rivendicazione della loro posizione

L’aspetto sconcertante delle polemiche sulle armi all’Ucraina non è tanto che Giuseppe Conte e Roberto Vannacci abbiano detto no. A sorprendere è la rivendicazione della loro posizione da parte del capo del M5S e del leader di Futuro nazionale. L’evocazione di un complotto del «partito del riarmo» che li accusa di filoputinismo, è la linea difensiva scelta dai 5 Stelle. Vannacci, invece, ha teorizzato che non c’è niente di male se uno Stato estero, Russia inclusa, finanzia il suo partito.

«Patriota alle vongole», lo ha bollato Carlo Calenda, leader di Azione. Nessun «senso dell’onore». Nel M5S le affermazioni di Conte sono bilanciate dal voto a favore dell’euro digitale: una scelta sostenuta dal parlamentare Pasquale Tridico. Ma questo non basta a placare una rivolta che ha costretto la stessa segretaria del Pd, Elly Schlein, a definire «sbagliato» quanto l’alleato aveva affermato a Napoli durante la manifestazione di alcuni giorni fa del cosiddetto Campo largo; e cioé che la minaccia russa era costruita a tavolino per giustificare le spese per le armi.