«Quando si pensa all'innovazione viene in mente subito la tecnologia. Ma invece mai come ora abbiamo bisogno delle competenze umanistiche. Per questo abbiamo chiesto all'Università di Torino di ragionare insieme su questa dimensione». L'amministratore delegato delle Ogr Davide Canavesio parte da questo presupposto: le grandi aziende di intelligenza artificiale stanno cercando umanisti, in particolare filosofi. Persone che studiano il rapporto tra uomo e macchina, che calcolano l'impatto etico e sociale delle decisioni, che aiutano a gestire processi sempre più complessi e sempre più automatizzati. «L'interesse c'è anche nelle aziende più piccole - spiega Canavesio - Dobbiamo sfruttare le competenze delle varie anime di UniTo su queste grandi partite. Al di là dei programmi di accelerazione che stiamo avviando insieme». Un master di Filosofia per l’intelligenza artificiale L'Università ne è consapevole. Tant'è che il Dipartimento di Filosofia da qualche anno organizza un master ad hoc dedicato proprio all'etica e all'intelligenza artificiale nell'amministrazione pubblica, nella società e nella scuola. «Le aziende ci chiedono come governare il dato in maniera etica» spiega Cristiano Cali, docente di Analisi dei conflitti etici generati dall'Ai, del Dipartimento di Filosofia. L'Ai è gestita da sistemi sempre più grandi, sempre più automatizzati, e che dispongono di sempre più dati. «Ci chiedono: a chi compete la responsabilità, se dovessero esserci problemi causati da un sistema automatizzato? E come dobbiamo gestire questa enorme di quantità di dati? Sono protocolli che studiamo insieme agli informatici». Qual è il ruolo del filosofo nello sviluppo dell’Ai È un tema così importante che il Dipartimento di Filosofia sta cercando di istituire un corso di laurea magistrale dedicato proprio al rapporto con la tecnologia, con un approfondimento in particolare sull'intelligenza artificiale. «Il filosofo fa da consulente, formatore, aiuta le imprese a indirizzare l'utilizzo dell'Ai in una modalità etica, consapevole anche delle barriere che ci sono quando si tratta di questo tema - spiega il direttore di Dipartimento Graziano Lingua - Non sono solo questioni tecniche bisogna anche capire dove, come, quando utilizzare l'Ai, e soprattutto fino a che punto farlo». Un nuovo spazio delle Ogr per la collaborazione Una riflessione che arriva nel giorno in cui l'Università di Torino ha inaugurato, ieri, un nuovo spazio fisico all'interno delle Ogr per rafforzare il dialogo tra ricerca, imprese, startup e istituzioni. «L'innovazione non può restare confinata nei nostri laboratori ma deve saper dialogare con le aziende - è il punto di vista della rettrice Cristina Prandi - E le Ogr sono un luogo in cui questo dialogo è più naturale». Da ieri le aziende possono bussare alle porte di UniTo per sviluppare progetti insieme, magari usufruendo delle infrastrutture di ricerca che l'ateneo mette a disposizione. Dall'agritech alle tecnologie food fino alle competenze umanistiche in senso generale. «Spesso per le imprese è difficile sapere che c'è la possibilità di collaborare con noi, oppure non sanno a chi rivolgersi e come procedere - spiega Marco Pironti, vicerettore all'Innovazione - per questo abbiamo deciso di avvicinarci noi e farlo nel modo più immediato: con un luogo fisico». Le Ogr puntano sulla contaminazione tra ricerca e cultura E così per la prima volta alle Ogr entrano le competenze prettamente umanistiche. Un aspetto che sottolinea Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione Crt, nel confermare la necessità di creare uno «scambio quotidiano di idee e pratiche che fa bene alle Ogr e a tutto il sistema Torino. La contaminazione scientifica e culturale tra ricercatori è una caratteristica unica che abbiamo». L'attivazione dello spazio è stata sostenuta con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo.