di
Carlo Baroni
È una icona globale di pace e eguaglianza. Il leader sudafricano morto nel 2013. Ha guidato la fine del regime segregazionista dell'apartheid. Simbolo di resistenza e riconciliazione dopo 27 anni di carcere, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1993 ed è stato il primo Presidente nero del Sudafrica
Era il figlio di un sovrano in un regno che non contava niente. Un visionario in un mondo che non aveva sogni. Un uomo che diceva “Sembra sempre impossibile finché non viene realizzato”. Nelson Mandela è ancora un’icona globale. Nonostante tutto e tutti. Il 18 luglio si celebra il giorno che il Sudafrica e il mondo gli hanno dedicato. Il giorno della sua nascita. Avvenuta nel 1918 quando finiva la Grande guerra e cominciava una nuova era. Un lungo cammino anche per il piccolo Nelson. Nel suo villaggio xhosa la sua famiglia sedeva sul trono. Ma in quel Sudafrica il sangue blu non bastava se non avevi anche la pelle bianca. Qualcosa che nessuno poteva cambiare. A meno di ribaltare il tavolo. L’idea di una rivoluzione armata trovò spazio in quel giovane avvocato che quando saliva sugli autobus doveva alzarsi e lasciare il posto agli europei e non riusciva a capacitarsi su un’idea di giustizia che poteva variare a seconda di chi la interpretava. Il sistema di apartheid poteva venir giù solo con una spallata violenta. Per Mandela era l’inizio della clandestinità e poi del carcere. E il secondo tempo della sua vita rivelava anche una grandezza che nemmeno lui sapeva di possedere. Ventisette anni di carcere per forgiare un Uomo. Così quando venne liberato si lasciò dietro le sbarre rancori e desiderio di vendetta. Aveva sofferto per riunire una Nazione. Un popolo nuovo. Bianchi e neri insieme. La parola chiave era “ubuntu”. Cioè “io sono perché noi siamo”. La nostra umanità si esprime attraverso gli altri. C’è di mezzo l’armonia e la solidarietà. Belle parole. Ma che i cinici lasciano solo sulla carta. Anche per Mandela non è stato facile. Ma è l’unico approdo del suo lungo cammino verso la libertà. La libertà di non odiare. Di sgretolare i pregiudizi. Qualcosa che va persino oltre la non violenza. Il suo Sudafrica oggi cammina a fatica in questa direzione. Ma sa che c’è una luce.












