Cosa accadrà? Nessuno dei vecchi problemi è stato risolto. Il razzismo, l'ingiustizia strutturale, l'enorme divario tra ricchi e poveri e tra popolazione urbana e rurale, il bisogno disperato di alloggi, elettricità, ospedali e scuole. Il nuovo governo non avrà i mezzi per far fronte alle richieste di integrazione delle vaste popolazioni di "squatters" che abbandonano le loro terre morte per aggregarsi in baraccopoli ingovernabili.

Né avrà i mezzi per far fronte ai problemi di un'economia in decadenza, con eserciti in competizione tra loro, malviventi riuniti in squadroni della morte, bianchi recalcitranti; e alla normalizzazione della violenza che si diffonde come gli incendi spontanei della boscaglia. I due slogan forse più appropriati al momento attuale potrebbero essere: "Prima la liberazione, poi la vita" e "Una persona una pallottola".

Il nuovo governo avrà la visione politica e la forza morale per affrontare una per una le dure necessità della ricostruzione? No, perché non siamo noi ad aver aperto la strada verso l'indipendenza e la liberazione. Abbiamo prevalso perché dipendevamo dalla comunità mondiale e sapevamo di cavalcare l'ondata internazionale del rifiuto dell'apartheid. Il mondo ci era debitore. Il mondo lo ha fatto per noi. (Il nostro errore è stato di pensare che lo abbia fatto per noi e non per sé stesso, per soddisfare il proprio bisogno di rettitudine morale e di mercati agibili).