Il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, aveva accolto il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca con un omaggio al legame «stretto e reciprocamente benefico» fra Washington e Pretoria. Poco più di un semestre più tardi, la priorità sembra un’altra: il salvataggio di rapporti in caduta libera sul versante politico ed economico, dalle accuse di «genocidio» contro la popolazione afrikaner alle oscillazioni di un commercio bilaterale prezioso per le casse dell’economia più industrializzata dell’Africa.
Ramaphosa si prepara a un faccia a faccia con Trump a Washington il 21 maggio, il primo vis-à-vis fra i due leader nei sette anni ai vertici del primo e nei due mandati - discontinui - del tycoon dal 2016 a oggi.










