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Mercoledì alla Casa Bianca c’è stato un incontro tra due leader politici che negli ultimi tempi hanno avuto un rapporto piuttosto conflittuale: Donald Trump e il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, che è anche leader dell’African National Congress, il partito che fu di Nelson Mandela e che è simbolo della lotta alle politiche segregazioniste in Sudafrica. L’incontro, che era iniziato con toni concilianti, è diventato dopo poco l’occasione per Trump di attaccare duramente Ramaphosa e sostenere le sue tesi riguardo alle presunte discriminazioni delle persone bianche in Sudafrica.

Nell’ultimo periodo tra i due presidenti c’era stata tensione per la decisione dell’amministrazione Trump di concedere lo status di rifugiati politici agli afrikaner, parte della minoranza bianca sudafricana. Trump e la destra statunitense da tempo sostengono che in Sudafrica sia in corso un «genocidio dei bianchi», che sarebbero minacciati dal governo e dalla maggioranza nera: lunedì 12 maggio i primi 59 afrikaner erano stati accolti negli Stati Uniti.

Quest’accusa è sostenuta solo negli ambienti della destra statunitense (la porta avanti da tempo Elon Musk, che è sudafricano): nessun partito o organizzazione sudafricana ha mai parlato di «genocidio», nemmeno quelli che rappresentano la minoranza bianca e gli afrikaner.