L'incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa mercoledì 21 maggio ha riportato alla ribalta una delle più persistenti fake news sui diritti umani degli ultimi anni: la teoria del genocidio dei bianchi in Sudafrica. Trump ha sorpreso il suo ospite mostrando un video con croci allineate lungo una strada, sostenendo che fossero tombe di agricoltori bianchi uccisi, e consegnandogli documenti su presunti attacchi razziali. Un'accusa che Ramaphosa ha respinto con fermezza, precisando che le croci erano in realtà parte di una protesta simbolica del 2020 dopo l'omicidio di una coppia di agricoltori. L'incontro alla Casa Bianca è avvenuto nove giorni dopo l'arrivo fisico negli Stati Uniti di 59 rifugiati afrikaner (i discendenti sudafricani dei coloni olandesi) il 12 maggio 2025, accolti all'aeroporto Dulles di Washington con una cerimonia ufficiale del Dipartimento di Stato in base all'ordine esecutivo firmato da Trump a febbraio che aveva concesso loro lo status di rifugiato sostenendo che fossero vittime di "discriminazione razziale sponsorizzata dal governo" sudafricano.

L'episodio ha messo in evidenza come questa teoria cospirazionista, già smentita da esperti e tribunali, continui a circolare ai più alti livelli politici internazionali, alimentando tensioni diplomatiche e disinformazione razziale. Tra i presenti all’incontro, in veste di consigliere, c’era anche Elon Musk, nato in Sudafrica, che ha in passato sostenuto queste teorie. Nei giorni scorsi, inoltre, il suo chatbot Grok è stato oggetto di critiche per aver sollevato spontaneamente il tema del “genocidio bianco” in conversazioni prive di alcuna attinenza.