Tokyo prepara una nuova agenzia d’intelligence dopo le infiltrazioni cyber di Pechino e il traffico di tecnologia militare attribuito a Mosca

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C'è un motivo ben preciso se il Giappone sta creando in fretta e furia una nuova agenzia di intelligence nazionale. Nel corso degli ultimi anni Russia e Cina hanno sfruttato le evidenti falle nel sistema nipponico per trasformare questo Paese asiatico in un vero e proprio covo di spie. Per capire di cosa stiamo parlando basta dare un'occhiata alle recenti mosse di Mosca e Pechino. La prima inchiesta ad aver acceso i riflettori sulla delicata questione riguarda una sofisticata operazione imbastita dal governo cinese: attraverso l'impiego di insospettabili intermediari (e normalissime chiavette Usb) per quasi 12 mesi il Dragone è riuscito a infettare la rete informatica utilizzata dalle Forze di autodifesa giapponesi con un malware. A distanza di pochi giorni il New York Times ha fatto una scoperta ancora più clamorosa. Dallo scoppio della guerra in Ucraina, un'unità segreta dell'intelligence militare russa ha più volte acquistato (e talvolta rubato) la tecnologia bellica di Tokyo per contrabbandarla in patria. Il tutto da un quartier generale situato in un grattacielo di Tokyo.Spie russe in GiapponeSi chiama Ventesima Direzione ed è una misteriosa unità dell'intelligence militare russa (GRU). Pare che i suoi ufficiali, che agiscano solitamente sotto copertura diplomatica o aziendale, e che abbiano trovato in quel di Tokyo una base ideale per operare in pieno anonimato alla luce del sole.Ma perché proprio a Tokyo? Le espulsioni coordinate dei Paesi europei nei confronti degli agenti del Cremlino, giustificate per impedire alla Russia di raccogliere informazioni sensibili e acquistare attrezzature dual use, hanno spinto gli emissari di Vladimir Putin in altre regioni. Il Giappone è diventata una meta ideale in parte per via delle (fin qui) deboli leggi locali in materia di spionaggio e in parte a causa della fiorente industria nipponica hi-tech. Non è un caso che, secondo le stime di Kiev, circa il 90% dei missili e dei droni russi usati in Ucraina contenga componenti Made in Japan.A dirigere la Direzione numero 20 del GRU nella capitale giapponese ci sarebbe un agente che, come copertura, fingerebbe di essere un dipendente della compagnia aerea statale russa Aeroflot. Il suo nome? Maksim Vladimirovich Filchenkov. Per il NYT svolgerebbe “un ruolo cruciale nel rifornimento della macchina bellica russa”.Così si rifornisce la macchina bellica di PutinParticolare curioso: l'ufficio di Aeroflot a Tokyo si trova a una decina di minuti a piedi dal quartier generale dell'Agenzia Nazionale di Polizia, ossia l'organismo che dovrebbe occuparsi di indagini sullo spionaggio. In ogni caso, i funzionari dell'intelligence occidentale sono convinti che in questa sede, o meglio nell'ufficio della compagnia aerea, al 22esimo piano di un grattacielo, Filchenkov gestisca le operazioni principali.Quando il controverso dirigente russo è arrivato nella capitale giapponese, nel 2024, Mosca aveva un disperato bisogno di componenti hi-tech per alimentare la propria macchina militare. Il suo modus operandi? Filchenkov ha sviluppato rapporti con società di logistica che spediscono merci dal Giappone alla Russia, affittando spazio di carico sulle compagnie aeree che volano verso i paesi in cui opera Aeroflot, come lo Sri Lanka o l'Uzbekistan, dove le merci vengono poi trasportate nella Federazione Russa. Secondo l'inchiesta del NYT, “i registri di spedizione dimostrano che il Giappone è il maggiore esportatore mondiale della tecnologia sensibile a duplice uso che il Cremlino sta cercando”.Malware cinesi e chiavette UsbE la Cina? Nikkei Asia ha scritto che, tra il 2024 e il 2025 il gigante asiatico avrebbe usato delle chiavette Usb come cavallo di Troia per penetrare nei meandri digitali dell'esercito giapponese. Al loro interno ci sarebbe stato un malware progettato per sottrarre dati dai computer infettati e trasferire informazioni verso la memoria esterna.Le indagini hanno scoperto altri casi sospetti. Nel 2017, per esempio, la polizia metropolitana di Tokyo ha interrogato uno studente cinese residente in Giappone. Il suo nome era emerso nell'ambito di un'indagine su attacchi informatici che avevano colpito circa 200 aziende e organizzazioni giapponesi, tra cui Mitsubishi Electric e l'Agenzia spaziale nazionale.Per gli investigatori, il giovane aveva ricevuto istruzioni tramite un'app di messaggistica da contatti in Cina. Avrebbe dovuto acquistare grandi quantità di chiavette Usb prodotte in Giappone, noleggiare un server con una falsa identità e spedire il materiale a Qingdao. Gli accertamenti hanno in seguito accertato che collegamenti tra il ragazzo e l'Unità 61419 dell'esercito cinese, e cioè una struttura dedicata alle operazioni cyber e ritenuta vicina al gruppo di hacker noto come Tick.Una falla da chiudere: in arrivo la nuova agenzia di intelligence nazionaleIl sistema di intelligence giapponese è frammentato. I funzionari della Difesa, i diplomatici e la polizia, infatti, raccolgono e analizzano informazioni sensibili ma senza condividerle tra i vari dipartimenti. È per questo che il governo di Takaichi Sanae ha intenzione di invertire la tendenza.I piani prevedono la centralizzazione della raccolta di notizie sotto la guida del primo ministro e l'incoraggiamento della condivisione tra i vari ministeri. La nuova agenzia, che avrà un budget di circa 407 milioni di dollari, dovrebbe essere operativa entro dicembre e, almeno all'inizio, si affiderà a uno staff di un centinaio di persone, tra ingegneri informatici, analisti di sicurezza informatica e addetti ai rapporti con l'estero.