«Come non diamo ai nostri figli le chiavi della macchina prima che abbiano la patente, così tocca a noi stabilire a quale età possano accedere ai social».
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, sceglie un esempio della vita di tutti i giorni per spiegare perché Bruxelles si prepara a mettere nero su bianco, subito dopo l’estate, delle restrizioni ai minori online.
A cominciare dall’ipotesi di un divieto generalizzato sotto i 13 anni valido in tutta l’Unione, ritenuto «molto convincente» poiché «crediamo siano i genitori, e non gli algoritmi predatori, a dover crescere i bambini».
In assenza di un’azione, invece, «un mondo in cui continuiamo a consentire alle Big Tech un accesso illimitato ai nostri figli non farà che condannare un’altra generazione a danni psicologici, dipendenza e sofferenza».
L’Ue vuole così seguire l’esempio dell’Australia, primo Paese al mondo a introdurre per legge un’età minima per usare i social.











