Bruxelles. Non chiamatelo “divieto”, ma “restrizioni”. Oppure “accesso graduale per fasce di età”, come lo ha definito Ursula von der Leyen, in una nuova dimostrazione di neolingua dell’Unione europea. La presidente della Commissione ha annunciato l’intenzione di presentare una proposta per vietare l’accesso ai social media e ad altre piattaforme per i minori di tredici anni, a cui si aggiungeranno diversi limiti per gli adolescenti sotto i sedici anni. “Anche se in definitiva spetta ai genitori decidere quando i figli riceveranno il loro primo smartphone, c’è già un consenso generale sulla necessità di stabilire un’età minima per l’accesso dei bambini ai social media”, ha detto von der Leyen, ricevendo un rapporto presentato da un gruppo di esperti sulla sicurezza online dei minori. “Mantenere lo status quo, un mondo in cui continuiamo a permettere alle grandi aziende tecnologiche un accesso illimitato ai nostri figli, non farà altro che condannare un’altra generazione a ulteriori danni psicologici, dipendenze e infelicità”, ha avvertito.La proposta sarà presentata dopo la pausa estiva. Von der Leyen ha già indicato l’intenzione di seguire le raccomandazioni del gruppo di esperti scelti dalla stessa Commissione. Il documento suggerisce di vietare totalmente gli schermi ai bambini di meno di 3 anni. L’accesso ai social per la fascia di età tra 3 e 12 anni dovrebbe avvenire solo sotto la supervisione di genitori, assistenti all’infanzia, insegnanti. Ma, per mettere in pratica questa misura, alle piattaforme dovrebbe essere “vietato aprire account” per i bambini sotto i 12 anni, precisa uno degli esperti che ha redatto il rapporto. Dai 13 ai 18 anni, gli adolescenti dovrebbero avere accesso solo a social media appropriati all’età e “sicuri per design”, per esempio con limiti allo scorrimento infinito e al tempo di utilizzo. L’onere della prova di essere “sicuri per design” ricadrebbe sulle piattaforme. Ma gli stati membri verrebbero lasciati liberi di vietare l’accesso autonomo ai social anche sopra i 13 anni.La definizione di social media adottata dal gruppo di esperti è molto ampia. Il testo parla di “social media+”, che include “alcune chatbox di intelligenza artificiale e le piattaforme di gioco”, spiega uno degli esperti. La lista dei rischi è lunga. Il tempo davanti allo schermo sostituisce il gioco all’esterno e lo sport, riduce le interazioni sociali e può avere ripercussioni sullo sviluppo socio-emotivo. I minori potrebbero essere esposti a contenuti criminali e illegali, nonché a cyberbullismo e abusi sessuali. L’approccio è quello della “precauzione”, rivendica uno degli esperti. Tuttavia, gli esperti riconoscono gli scarsi risultati dei paesi che hanno già introdotto limiti all’età per l’accesso ai social media, come l’Australia, dove il divieto sotto i 16 anni viene facilmente aggirato da bambini e genitori. La Commissione ha proposto una nuova app di verifica dell’età che vorrebbe fosse adottata in tutta l’Ue.Presa alla sprovvista dagli annunci di diversi governi nazionali sull’introduzione di un’età minima per l’accesso ai media, von der Leyen aveva promesso una proposta legislativa per evitare la frammentazione del mercato unico digitale dell’Ue. Se seguirà le raccomandazioni, in particolare di lasciare liberi gli stati membri di fissare limiti di età superiori ai 13 anni, von der Leyen contribuirà alla frammentazione. Francia e Danimarca hanno annunciato il divieto sotto i 15 anni. Cipro e Romania pensano a un limite a 16 anni. Tra gli stati membri solo l’Estonia è apertamente contraria al divieto, perché ritiene che l’educazione e l’alfabetizzazione digitale siano più efficaci e teme il boomerang politico delle imposizioni da Bruxelles. Inoltre, l’Ue ha già regole severe che le piattaforme devono rispettare per tutelare i minori. Venerdì la Commissione è giunta alla conclusione preliminare che Instagram e Facebook violano le regole del Digital services act sui minori perché alcune delle loro principali funzionalità – come l’autoplay e lo scorrimento infinito – creano dipendenza. Sono state avviate indagini contro diverse piattaforme per gli effetti “tana del coniglio” causati dai sistemi di raccomandazione. “Il Dsa è uno strumento molto forte che deve essere applicato”, riconosce uno degli esperti. Ma la Commissione finora è stata molto prudente nel perseguire gli abusi delle piattaforme.