PADOVA - Cirino Di Bella, 39 anni, è nato sordo ed è innamorato della montagna fin da bambino. Tra pareti di roccia, sentieri e vette ha costruito una passione che lo ha portato ben oltre i limiti imposti dalla sua condizione, trasformando ogni salita in una conquista personale.Da Padova all’Himalaya: com’è andata l’ultima Sua avventura alla conquista dell’Everest? «È stata l’impresa più importante della mia vita. Dopo anni di allenamento, preparazione e sacrifici sono riuscito a raggiungere la scalata dell’Everest. È stata una sfida durissima, sia dal punto di vista fisico sia mentale, ma anche la dimostrazione che, con determinazione e passione, si possono realizzare grandi sogni».

Quali sono le altre imprese da record che ha compiuto in questi anni, raggiungendo alcune fra le cime più importanti del pianeta? «Prima dell’Everest ho scalato il Kilimanjaro, il Kosciuszko, l’Elbrus, l’Aconcagua e il Denali. Ogni montagna mi ha insegnato qualcosa di nuovo e mi ha fatto crescere, sia come alpinista sia come persona. Ognuna rappresenta una tappa fondamentale del mio percorso». Cirino, lei è uno dei pochissimi alpinisti sordi al mondo ad aver raggiunto simili traguardi. Chi sono i suoi colleghi? «Gli alpinisti sordi che affrontano spedizioni di alta quota sono davvero pochi. Più che concentrarmi sui numeri, il mio obiettivo è dimostrare che la sordità non è un limite e che, con preparazione, impegno e determinazione, si possono raggiungere traguardi straordinari». Come e quando è nata in lei la passione per l’alpinismo? «La mia passione per la montagna nasce fin dall’infanzia, grazie alle esperienze vissute con la mia famiglia sull’Etna, un luogo che ha segnato profondamente la mia crescita. Ricordo con affetto mio nonno Rosario, che amava il lavoro all’aria aperta e mi ha trasmesso il rispetto per la natura, l’impegno costante e l’interesse per gli attrezzi e i materiali utilizzati in montagna. Poi, dopo essermi trasferito a Padova ho scoperto le Dolomiti, ed è lì che è iniziato il mio percorso nell’alpinismo. Da quel momento ho continuato a crescere fino ad affrontare le montagne più alte del mondo, coronando il sogno di raggiungere la vetta dell’Everest».Come vive e affronta la sordità durante le sue imprese? Quali sono le principali difficoltà e come le supera? «La preparazione è fondamentale. Prima di ogni spedizione condivido con le guide e i compagni il modo migliore per comunicare. Utilizziamo segnali visivi, scriviamo quando serve e, se necessario, comunichiamo anche per iscritto in inglese. L’importante è trovare insieme la soluzione più efficace. Per me è fondamentale conoscere bene me stesso, avere fiducia nelle mie capacità e affrontare ogni situazione con serenità. La sordità richiede un modo diverso di comunicare, ma non mi impedisce di raggiungere i miei obiettivi. L’unica cosa che non posso fare è sentire, per il resto affronto la montagna come qualsiasi altro alpinista. Le mie imprese dimostrano che, con preparazione, collaborazione e fiducia reciproca, la comunicazione trova sempre una strada e che la sordità non è un ostacolo per realizzare i propri sogni». Il fatto di compiere performance così impegnative in ambito sportivo, che cosa comporta dal punto di vista della sordità? «Dal punto di vista fisico la sordità non comporta alcuna limitazione. Richiede però maggiore attenzione alla comunicazione, all’organizzazione e alla sicurezza durante le spedizioni. Attraverso le mie imprese voglio dimostrare che una disabilità non definisce ciò che una persona è in grado di realizzare, ma che sono la determinazione, la preparazione e la passione a fare la differenza». Ha potuto in questi anni fare conto su sponsorizzazioni, a sostegno della sua attività sportiva d'alta quota? «Certamente. Nel mio percorso sportivo e nei progetti legati all’Everest sono stato sostenuto da Lions, Safes, Mariuzzo, Hotel Hassler Roma, Anios, Ente Nazionale Sordi, Pio Istituto dei sordi e da altri sostenitori che hanno creduto nelle mie attività e nelle mie sfide in alta quota».Quali sono le nuove avventure che ha intenzione di compiere prossimamente? «Il mio prossimo obiettivo è completare il progetto delle Seven Summits, scalando le montagne più alte di tutti i continenti. Allo stesso tempo desidero continuare a raccontare la mia esperienza nelle scuole, nelle associazioni e durante gli eventi, per trasmettere un messaggio di inclusione, coraggio, determinazione e speranza, incoraggiando le persone a non arrendersi davanti alle difficoltà. Le mie imprese dimostrano che, con preparazione, collaborazione e fiducia reciproca, ogni limite può essere trasformato in una possibilità. La sordità non è un ostacolo per realizzare i propri sogni, ma la prova che la vera forza non sta in ciò che manca, ma in ciò che si sceglie di costruire ogni giorno: la determinazione, la capacità di adattarsi, la volontà di non arrendersi e il coraggio di credere in se stessi anche nelle situazioni più difficili».