di
Rosanna Scardi
L'alpinista è stato l'ultimo ospite di Fabio Volo a "Kong": «L'alpinismo è una passione, poi diventa un lavoro ma non si fa per soldi. Per essere un papà felice però devi essere un uomo felice. Scalare l'Everest è un privilegio».
Cosa significa tornare con i piedi per terra dopo aver compiuto un’impresa adrenalinica. Lo spiega l’alpinista bergamasco Simone Moro ospite di Fabio Volo nell’ultima puntata di «Kong», ieri (venerdì 22 maggio), su Rai 3. Il programma è stato trasmesso dalla Torre Branca di Milano, alta 108 metri. Moro è salito sulla montagna più alta del mondo, l’Everest (a 8.848 metri), quattro volte.
«Lì vedi la mano del grande architetto – commenta l’atleta -. Devi avere la sensibilità di un tombino per non percepire che c’è qualcosa, che ognuno chiama come vuole. I commenti degli ultimi astronauti provano che sono stati tutti toccati dalla magnificenza della vista del pianeta. Dall’Everest la vedi ed è una percezione lunare. Non pensavo che rimanendo con i piedi sulla Terra potessi vederla. Quanto siamo somari a devastarla. Siamo dei pirla, ma la natura è più forte». Volo gli ha chiesto, una volta arrivati in cima, quanto si resta. «La volta che sono stato di più – racconta Moro – è stata un’ora e mezza perché ero arrivato prima dell’alba. Quando è spuntato il primo raggio di sole, mi sono girato e ho visto l’ombra dell’Everest proiettata verso l’India e me la sono goduta».







